“QUESTO È IL MIO CORPO OFFERTO IN SACRIFICIO PER TE” Indagine Psico-Astro-Mitologica sulle D.C.A-SECONDA PARTE

SPECCHIO DELLE MIE BRAME

“QUESTO È IL MIO CORPO OFFERTO IN SACRIFICIO PER TE”

slide conferenzaDDD

BY NUNZY CONTI

Pubblicato in versione articolo sul numero 193 (prima parte ) e 194 (seconda parte) di LINGUAGGIO ASTRALE

Tornando al mito di Kore ci possiamo dunque rendere conto che Demetra riflette il limite per il quale se l’amore materno è un dono, può anche portare alla dipendenza patologica. Kore sembra fuggire dall’aspetto asfissiante di rapporto con la madre, inseguendo aspetti narcisistici, ma mancando la funzione del sole/padre, l’unico che può opporsi alla simbiosi, ecco che assistiamo alla difficoltà di percepire un’identità reale, nascosta sotto la nebulosa dei “falsi Se”.

Diapositiva26 Non è un caso che ci sono molti sole/nettuno nei loro temi e che, nelle loro biografie, si ripeta sempre lo stesso cliché: padre assente, bambine cresciute da madri rancorose. Per diventare adulti consapevoli l’IO si deve strutturare e il padre, in questo passaggio, è fondamentale Noi ci realizziamo in 10° casa, casa del capricorno, ma anche casa della Madre, delle chiome, e questo ad indicare proprio il passaggio fondamentale che serve per “realizzarci”. La necessità sarà integrare queste due parti, e, per citare Jung, dove ANIMUS e ANIMA si incontrano.  Come dice Carotenuto: la maturità consiste in quel tradimento necessario che dobbiamo fare. Se noi non siamo capaci di tradire le aspettative degli altri, necessariamente tradiremmo le nostre”.

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Zeus nel mito, favorisce il processo di autonomia della figlia ma è assente come figura nella vita di Kore. Zeus dà il permesso ad Ade di “rapire” Persefone, ma nel farlo ignora Demetra, “colei che scalda e nutre ogni essere umano con le sue messi…9 La voragine in cui sprofondano madre e figlia è una parte dell’inconscio, il cui potere viene percepito come violento, maschile, ma è anche la nostra parte creativa, la sola in grado di “fecondare e mutare la personalità”. La raccolta del narciso scatena tutto ciò che non era mai stato sperimentato e apre nuovi possibili scenari. Negli Inferi non c’è la fertilità della terra di Demetra ma una fertilità diversa quella della psiche e dell’anima che urla il suo bisogno di essere ascoltata e riconosciuta. In questa prospettiva l’irruzione di Ade è l’aspetto negativo dell’archetipo del padre. Rinnegare il padre/animus significa negare il proprio Sole, ogni possibile Luce, e ci si condanna al buio eterno. La madre/anima impera, in una eterna notte di Luna Nera.

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E la ribellione sarà proprio “il tentativo della fanciulla di rimuovere sessualità e corpo come identità di genere femminile”. La sessualità infatti non funziona: nell’anoressica viene proprio a cessare, per paura della contaminazione, nella bulimica invece spesso si ha un comportamento ninfomane, proprio per quel bisogno inconscio di non controllare i propri impulsi. Con la negazione al cibo, o la fame incontrollata, mettono a tacere le proprie emozioni (e i propri sentimenti). E questo le rassicura.

Queste donne non si amano, e di conseguenza non sentono di essere amate. Hanno paura del rifiuto e del contatto fisico in tutti i sensi: ”tutti i bisogni insoddisfatti e interiormente celati potrebbero risvegliarsi procurando dolore e smarrimento, adottano la distanza anche dai sentimenti. Abbandonarsi significa perdere il controllo”21. Ma la vita nasce grazie alla relazione, la prima, la più importante; è “mamma” che incarna tutti i nostri bisogni più profondi, e se non ci ha compreso, protetto, i suoi messaggi sono stati incongruenti, incostanti, se non ha svolto la funzione di filtro fra noi e il mondo, matureremo un attaccamento di tipo insicuro. E una volta cresciuti, il mondo non ci sembrerà un luogo tanto rassicurante! Con il risultato che da adulte rifiuteremo noi stesse così come siamo. Inutile dire che in questi temi predomina l’attaccamento insicuro, rifiutante, ambivalente, invischiante, e nei casi più gravi si accavallano tutti quanti.

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L’Anoressica, di cui possiamo individuare due sottotipi,: CON RESTRIZIONI, (assoluta privazione del cibo) e CON CONDOTTE DI ELIMINAZIONE ( quando cedono vomitano il cibo,ritenuto indegno di circolare nel loro corpo), sembra afflitta da un disturbo di personalità ossessivo-compulsiva, con la tendenza all’ordine, all’autocontrollo, al controllo sugli altri; sono minuziose, formali, molto attente ai dettagli,alle regole, sono scarsamente flessibili, svolgono con molta accuratezza i compiti anche più banali con frequenti ripetizioni e controlli per evitare l’imperdonabile errore. E questa descrizione ci porta direttamente al segno più coinvolto nei temi analizzati: la VERGINE. Scrissi non molto tempo fa un articolo su questo segno : “La Vergine ha una natura fortemente legata al delirio di perfezione, alla critica feroce, alla polemica costante! Capace sempre di identificare dove sta l’errore, l’imperfezione, l’impurità. Ha bisogno di tenere unite tutte le cose, nulla è scontato, non c’è spazio per alcuna improvvisazione. Devono imparare a partecipare alla loro vita emotiva , lunare, per ritrovare tutta la sensibilità che nascondono anche a se stessi, perché quello che temono di più è la disgregazione e la perdita del “controllo”che può derivare dal lasciarsi andare” Direi che questo ci impone di riflettere!

Ma quello che più conta osservare, nel nostro caso è la ritualità che mettono in atto ad ogni pasto, una celebrazione sacra, una comunione con se stesse e la propria follia:

“Bisogna necessariamente mantenere la mente sgombra prima di ogni pasto: pensare e ripensare a tutto quello che si farà immediatamente dopo per dimenticare…” e “durante il rito del “nutrimento” non ci sia altro dialogo , altro spazio, altro pensiero che per il cibo stesso…”, perchè “a nessuno viene permesso di intervenire in quel dialogo/monologo durante il rito. Un rito che uccide e, contestualmente, tiene in vita…”. “Una foglia di lattuga divisa in 10 parti, una piccola porzione di riso con piselli consumata rigidamente separando i due componenti diversi. In piatti diversi, in tempi diversi . Nessuna confusione, nessuna contaminazione. Quando tutto è pronto, con nessuna avidità, mangiano, ma qualcosa deve rimanere nel piatto…avanzare qualcosa è per loro pratica necessaria per dare forma a l’ennesima riprova della loro capacita’ di controllo.”4

            Le pazienti predisposte alla Bulimia, invece, hanno di fatto una struttura di personalità diversa. La potenziale bulimica è portatrice di un tratto di tipo Impulsivo. Vive rapidi entusiasmi,seguiti da rapide delusioni, capacità di coinvolgersi in relazioni intense ma instabili Disturbi dell’umore ciclici, frequente uso di alcol e di stupefacenti, atti auto-aggressivi.

“Non esiste via di mezzo. Il cibo diventa il tuo peggior nemico… Ti assale la fame, e ti dici, solo un pezzetto..” e una volta nell’’ingranaggio “preferisci mangiare fino alla nausea piuttosto che ammettere di aver assaporato quel primo pezzetto..” E poi all’improvviso abbiamo mal di pancia, nausea,ci gira la testa, comincia una lunga danza dolorosa…. abbiamo perso una battaglia ma non abbiamo ancora perso la guerra. Bisogna avere pazienza… Poi corriamo a nasconderci..Ti senti sola, la danza è finita, puoi lavarti le mani e ricominciare. Ti detesti.” 22

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Il comportamento che la Bulimica ha rispetto all’Anoressica e molto diverso, perché mentre l’anoressica sta bene con la sua magrezza e non intende rinunciarci, la bulimica al contrario si sente intrappolata in un meccanismo che vorrebbe finisse. “Vomitare è una pratica sgradevole e faticosa, fa gonfiare le ghiandole salivari (guance a scoiattolo),Varrossa gli occhi, corrode i denti, e bisogna farlo di nascosto, insomma una via crucis”.19 C’è una visione di se molto disturbata, infatti si associano a questo disturbo altri sintomi: disturbi depressivi, disturbi di personalità, disturbi da dipendenza.

In una cultura che ha fatto della magrezza il suo ideale di bellezza l’obesità suscita ribrezzo e repulsione. La donna “grassa” è costantemente afflitta dall’idea di dover dimagrire ma non ci riesce perché si sente protetta dalla barriera che crea il suo corpo, uno strato di isolamento che lei stessa ha costruito attorno a se stessa. Le abbuffate sono consumate in solitudine e con grande voracità non si sentono mai piene e mangiano anche quando non sono affamate, per poi provare vergogna per quello che hanno fatto. Sono afflitte da Disturbi dell’umore, Disturbi di personalità di tipo schizoide o schizotipico.

“Ho 24 quattro anni e da 24 anni non faccio altro che mangiare. Trascorro la quasi totalità del mio tempo ad aprire e chiudere gli sportelli della cucina, di tutte le case in cui ho abitato. Mi sento un rifiuto di tutto e tutti. Mangio e poi mangio e non vomito, anche se ci penso sempre… Il mio motore di vita è la malattia, il dolore, l’angoscia. Quando penso al mio futuro vedo altrettanta angoscia ed anche se penso che forse un giorno riuscirò a liberarmi di tutto ciò, non potrò che rispecchiarmi in un corpo segnato da questo male di vivere… percepisco il mio corpo come rotto, guasto, che non funziona più…”19

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Tutto ci riporta al problema del blocco emozionale nelle loro storie personali: “Tutto è influenzato dall’ambiente. Quando ci sono dei canoni culturali, educativi che bloccano completamente l’espressione dell’intensità emotiva, si crea un contrasto tra io e super io… Queste regole vengono insegnate dalla famiglia, che quando non permette una libera espressione delle nostre emozioni, dentro di noi prima o poi si instaurerà una nevrosi, sempre presente di fronte a grandissime repressioni emotive”.18

Tutte comparse, spettri di una generazione di irrisolti, intelligenze a servizio del malessere. E La “libertà di essere se stessi coincide con la libertà di diventare qualcun altro . Il se diventa una serie di altri punti di vista…”23 Ma appartenere ad un idea non significa totale e cieca imitazione. In questo la società, così com’è rivela le sue ombre “l’ imitazione di un modello che appaga il bisogno di appoggio sociale, e conduce il singolo sulla via che tutti percorrono …”.24 Si esplica, in senso psicologico, nel concetto di IMAGO che porta nascosto il ”desiderio di un ideale di perfezione “già sperimentato dal nostro inconscio, a cui ci agganciamo ogni volta che quella situazione ci viene incontro. Il Mito della bellezza pura e irraggiungibile legata ad un ideale di perfezione divino, non reale, è il territorio preferito del nettuniani. Il loro sguardo attraversa lo specchio ma quello che vedono è un immagine stregata dai loro occhi ingannevoli, e si concentrano solo su quello che ritengono sia l’errore, il virus che contamina il loro mondo fantastico, e si negano a qualsiasi possibilità di guarigione. Purtroppo oggi quando parliamo di bellezza, pensiamo all’elisir di lunga giovinezza, negando al corpo, che è la prima immagine di noi, l’essenza del vero benessere.

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Non sarà un caso che a tutt’oggi, tranne sporadici casi il problema delle disfunzioni alimentari sia prerogativa tutta femminile, sarà forse per questa nostra predisposizione narcisistica che ci fa dire ogni giorno“Specchio specchio delle mie brame sono io la più bella (e magra) del reame?” Perché una cosa è certa guardandoci indietro, all’ideale di bellezza abbiamo sacrificato tutte noi stesse. Attraversando la storia del femminile dobbiamo contestualizzare che la donna da sempre, secondo il tempo e i gusti del momento, è intervenuta sul proprio corpo infliggendosi grandi torture .

Ma è solo dai primi dell’800 che si comincia ad affermare una donna invisibile, trasparente, il busto diventa una vera e propria gabbia, provocando anche difficoltà respiratorie, danni permanenti agli organi riproduttivi. La luce del sole è proibita, la pelle è bianca, il pallore desiderato si accentua anche con la polvere di riso. La donna deve sembrare debole, bisognosa di protezione, senza alcuna autonomia e per raggiungere quell’ideale si sottopone a rigide diete e digiuni per apparire diafana , la prima anoressica alla moda della storia. Tutte come Violetta, la signora delle Camelie, nella Traviata di Verdi.” Un dì felice, eterea”, mentre la tubercolosi, il male del secolo, la consuma . E Nettuno è in Capricorno, come la generazione successiva quella degli anni ’90, che porterà alla luce definitivamente, un ideale di bellezza totalmente deviante, tutte magre fino all’osso, con tatuaggi e piercing, mascheramenti di una società e di un corpo in disfacimento.

Gli studi in tale proposito dimostrano che questa “sindrome” ha avuto un incidenza in crescita dagli anni trenta agli anni settanta per poi andare verso una stabilizzazione. “Ieri sembrava una scelta intellettuale legata alle classi più ricche, oggi l’epidemia tocca tutte le classi sociali senza distinzione.” In una mia recente indagine su Nettuno in relazione alla moda e alla bellezza femminile ho potuto constatare, analizzando storicamente eventi e fatti nel suo passaggio in tutti i 12 segni, l’importanza che il Dio della dissolvenza ha avuto su queste dinamiche. Negli anni ’30 ad esempio si trovava in Vergine nel suo esilio, proprio a casa di Saturno. Nell’opposto suo Nettuno soffre l’impossibilità di un’ideale sognato, deve servirsi della razionalità e della discriminazione del buon Mercurio. Deve mettere i piedi per terra e trovare un terreno più fertile, più concreto. Si trasforma in un delirio di perfezionismo, guarda alla forma più che alla sostanza e soffre l’inadeguatezza della materia all’ idealizzazione del suo universo. Da una parte voglio essere diverso, dall’altra voglio al tempo stesso uniformarmi agli altri affermandomi con l’efficienza e la capacità di sintesi. L’ossessione per i dettagli, nasconde proprio la paura del caos e del cambiamento. Nettuno qui deve collaborare con saturno per strutturare la metamorfosi. Tutto diventa poco fantastico e a volte si pecca di aridità,nel segno opposto alla Luna.. Non è un caso che la donna comincia ad avere un aspetto mascolino e filiforme ( pensate a Marlene Dietrich).

nettuno in vergine

Ma sarà solo nel 21 secolo, con Nettuno in Pesci che si affermerà per sempre il concetto della bellezza femminile legata alla magrezza. Il bombardamento mediatico che propone continuamente corpi longilinei, lancia un messaggio diretto fin troppo chiaro. Tutte immagini di donne altissime, sottilissime, che purtroppo incarnano l’ideale estetico delle ragazze di oggi. Ideale impossibile. Non resta che affidare la soluzione dei propri problemi all’ago della bilancia sottoponendosi a diete sempre più ferree. Bisognerebbe dire a queste ragazze che proprio quelle donne perfette e sottilissime, soffrono quasi tutte di disturbi di alimentazione, e vivono una vita di malattia e di tristezza, dietro le copertine e i sorrisi smaglianti!

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“Neanche il rifugio nella malattia, in nome della leggerezza, trova adeguati sostegni in una società che attribuisce un’importanza decisiva all’immagine estetica2

“La bellezza è stata una delle più entusiasmanti promesse della modernità…idee guida dell’inquieto spirito moderno ”ci dice Bauman in “Vite di Scarto” – Leon Battista Alberti dichiarò che la bellezza era perfezione, “ma ritengo che una volta che l’oggetto acquista una forma perfetta , ogni ulteriore cambiamento non sia possibile”. La perfezione indica che avendo raggiunto lo scopo, il cambiamento deve terminare. “Quando ambiamo alla perfezione lo sforzo della nostra immaginazione è massima..“ Ma “la perfezione è un eterno non ancora.. qualcosa verso cui protendiamo senza afferrarlo mai. Finché il sogno rimane idealizzato contiamo i giorni e i giorni contano…”.

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Non è un caso che i DCA si originano  nei paesi più industrializzati e dove sono presenti specifici fattori culturali ci spiega Fabio Piccini, il cambiamento del ruolo sociale femminile e una  certa mitizzazione del DCA elevati a status symbol, unitamente al pregiudizio sull’obesità e l’elevata frequenza di pratiche dietetiche nella popolazione hanno modificato per sempre il nostro approccio alla vita. Pensiamo a quanto in una società tradizionale sia ostacolata la diversità, e quando esiste questa realtà in un anima fragile, si crea una inevitabile spaccatura. La negazione di sé è necessaria per salvaguardarsi, uno spirito diverso che cresce all’interno di un normo-sistema, si adatta si allena a sembrare ciò che mamma e papà le chiedono di essere, si fida del loro giudizio, mentre giorno dopo giorno seppellisce se stessa, fino a non ritrovarsi più. E come ci racconta Clarissa Pinkola Estés, lo definirei proprio ”L’esilio del Piccolo Diverso”. IL BRUTTO ANATROCCOLO. Nella storia, le anatre sono convinte che il brutto anatroccolo sia una creatura inaccettabile. Ma noi sappiamo che  non è brutto, è semplicemente diverso. Allo stesso modo le bambine ugualmente “diverse” soffrono molto nei primi anni di vita. “Dalla più tenera infanzia sono tenute prigioniere, addomesticate, accusate di essere disadattate e ostinate nell’errore”25. In realtà noi sappiamo che dentro di loro si nasconde un meraviglioso Cigno. Sono splendide, creative, naturalmente selvagge, difficilmente addomesticabili, qualità che, se sviluppate, saranno la base della loro grandezza. Ma se a loro viene rimandata  l’immagine negativa del loro stesso essere, per la naturale fiducia che ripongono nelle persone che amano, cominceranno a credere di essere inaccettabili per come sono e cominciano a falsificare la loro essenza per tentare di uniformarsi a quello che credono sia la “normalità”. E così, crescendo seppelliranno quel patrimonio straordinario fonte della loro vera natura.

NUNZY CONTI

(FINE SECONDA PARTE) @tutti i diritti sono riservati

NOTE

  1. NOTE
    1. KORE SPROFONDA NEGLI INFERI-L’anoressia alla luce del mito-MARI ELA PANZECA
    2. Umberto Galimberti: Sospesi nell’aria ecco il nostro sogno”
    3. “Little Mary” dello scrittore scozzese James Matthew Barrie ,l’autore di Peter Pan
    4. ARCIPELAGO ANORESSIA-UNA FAME FREDDA- Anna Salvo e Ethel A.Giudiceandrea
    5. “La Donna che vive nel Lago”: DONNE CHE CORRONO COI LUPI – Clarissa Pinkola Estés
    6. La piccola fiammiferaia- è una fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen
    7. La lezione della Farfalla- https://www.youtube.com/watch?v=mMpHrsUUVLI
    8. Volevo essere una farfalla-Michela Marzano)
    9. Inno omerico dedicato a Demetra
    10. Anoressia, dal greco ἀνορεξία anorexía, comp. di an- priv. e órexis ‘appetito’. L’anoressia è un disturbo del comportamento alimentare che ha origini antiche. La prima descrizione clinica risale al 1869 quando viene pubblicato il primo resoconto di 2 pazienti che rifiutavano di alimentarsi in assenza di cause organiche ,dal medico inglese Richard Morton. Il termine anoressia con il significato di oggi viene introdotto nel 1873 quasi contemporaneamente da Charles Lasegue (anoressia isterica) a Parigi e da William S. Gull (anoressia nervosa) a Londra . Fu lo stesso Lasegue a fornire la prima descrizione approfondita del nucleo centrale della patologia. Da quel momento in poi la descrizione dei casi e diventata abbastanza comune. Fra il 1889 e il 1911 si trovano contributi interessanti di famosi neurologi dell’epoca come Pierre Janet o  Jean-Martine charcot. Una svolta importante si ebbe nel 1914 quando Morris Simmonds suggerì l’ipotesi fisiopatologica di un insufficienza pituitaria grave che secondo lui era la causa fondamentale del disturbo. Fu così che fino al 1930 l’approccio endocrinologico fece la parte del leone sulle ipotesi. Ma Fu solo a partire dal 1930 a seguito della pubblicazione di uno studio di Berkmann su 117 pazienti che l’interpretazione psicopatologica rese dignità scientifica. Grandi progressi sono stai da allora compiuti da Hilde Bruch, Arthur H. Crisp e Gerald F.M. Russell. Fra gli autori moderni per le ricerche e le acquisizioni terapeutiche compiute nel campo è senza dubbio Garnerna lui è da attribuirsi il più recente modello cognitivo-comportamentale di interpretazione dell ANORESSIA nervosa-FABIO PICCINI
    11. Bulimia l termine bulimia (AFI: /buliˈmia/[1][2]; dal greco βουλιμία, boulimía, propriamente “fame da bue”, composto di βοῦς, bôus, “bue”, e λιμός, limós, “fame”). Ma se l’A è una patologia che ha origini lontane non si può dire lo stesso della Bulimia Il termine B nervosa viene usato per la prima volta da Gerrald Russel nel 1979 per descrivere una particolare variante dell’anoressia. Risalendo a ritroso possiamo vedere che quadri di anoressia con condotte di eliminazione erano però già state citate da Lasegue e da Gull nel 1873. Ciò è dovuto alla difficoltà di individuare criteri attendibili per la diagnosi come patologia autonoma Nel 1980 ritroviamo dei criteri diagnostici della B. come categoria autonoma ma dovremo aspettare fino al 1987 per trovare criteri diagnostici del disturbo così come lo intendiamo. L’esposizione più chiara di B con i suoi meccanismi e i suoi modelli terapeutici è stata data nel 1986 da Christopher G. Fairburn, e Garner. Fairburn è anche coautore del testo di riferimento più usato dagli specialisti in materia di B. Comunque la bulimia intesa come abbuffarsi e poi vomitare è conosciuta anch’essa fin dall’antichità mentre la B.Nervosa come noi la intediamo oggi è un disturbo molto recente,un relazione al culto della magrezza che si è imposto nella nostra società. Nei confronti soprattutto del pregiudizio sull’obesità.-FABIO PICCINI
    12. BED– condizione in cui è presente l’impossibilità del soggetto a perdere peso anche con la prescrizione della dieta ma anche con un approccio cognitivo comportamentale non orientato a spezzare il circolo vizioso dieta restrittiva-abbuffata –abbassamento dell’autostima-ripresa del peso perduto –ulteriore dieta ancora più restrittiva) –FABIO PICCINI
    13. Ortoressia dal greco Orthos (giusto) e Orexis (appetito) e indica l’ossessione psicologica per il mangiare sano. Chi soffre di ortoressia è infatti controllato da un vero e proprio fanatismo alimentare, un complesso di superiorità basato sul cibo che lo porta a disprezzare chi non mangia sano. http://www.fidadisturbialimentari.com
    14. dal latino pica, gazza, uccello che per definizione tende a far sparire ogni cosa capiti nel suo raggio d’azione. Designa la tendenza persistente (per un periodo di almeno un mese) a ingerire compulsivamente sostanze non commestibili. http://www.fidadisturbialimentari.com
    15. Mericismo (o disturbo di ruminazione) consiste nell’abitudine, persistente per almeno un mese, di rigurgitare, masticare, deglutire più e più volte lo stesso bolo alimentare. Si tratta di una ruminazione che , se non risolta in tempi brevi, può provocare serie conseguenze all’alimentazione del bambino se non addirittura risultare fatale. http://www.fidadisturbialimentari.com
    16. La bigoressia o dismorfofobia muscolare (conosciuta anche come vigoressia o complesso di Adone) è un disturbo di recente osservazione, presente in prevalenza nella popolazione maschile e in particolare tra i frequentatori di palestre e appassionati di body building. Il termine viene dall’inglese Big, ovvero “grande, grosso”, e indica la preoccupazione d’avere un fisico poco prestante o troppo magro in persone visibilmente muscolose. Inizialmente fu definita “anoressia inversa” proprio per la sua specularità rispetto alla condizione anoressica. http://www.fidadisturbialimentari.com
    17. Thorwald Dethlefsen. È stato uno psicoterapeuta, filosofo, esoterista e scrittore tedesco
    18. Lidia Fassio
    19. LETTERE A FABIOLA
    20. Fabio Piccini
    21. DONNE CHE MANGIANO TROPPO
    22. MAGRA DA MORIRE
    23. Arte e forma VALENTINA MEDDA
    24. Georg Simmel sociologo tedesco “La moda”
    25. DONNE CHE CORRONO COI LUPI – Clarissa Pinkola Estés
    26. ANNA EMILIA BERTI, ANNA SILVIA BOMBI-Introduzione alla psicologia dello sviluppo
    27. Il locus of control rappresenta l’atteggiamento mentale grazie al quale si riescono a influenzare le proprie azioni e i risultati che ne derivano Coloro che basano il loro successo lavorativo e credono di avere pieno controllo della loro vita hanno un locus of control interno. Al contrario, le persone che attribuiscono il loro successo o il fallimento a cause esterne hanno un locus of control esterno.Chi mostra un locus of control esterno percepisce gli eventi come imprevedibili, dipende dagli altri, ha bassa autostima, scarsa  autoefficacia e attribuisce i propri insuccessi al destino o agli altri. http://www.stateofmind.it/2017/03/locus-of-control-psicologia/  
    28. Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo della personalità i cui sintomi principali sono egocentrismo patologico, deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui[1][2] e bisogno di percepire ammirazione, che iniziano entro la prima età adulta e sono presenti in svariati contesti. . https://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_narcisistico_di_personalità Narciso è l’uomo dimentico di essere lui stesso l’origine di ciò che nel mondo lo seduce e causa l’errore,si smarrisce e muore . Egli aliena nell’esteriorità l’idea di perfezione che in lui dimora e cerca di abbracciarne la fluida,ingannevole apparizione sullo schermo del divenire. “ (Elemire Zolla in Verità segrete esposte in evidenza)
    29. La dismorfofobia (dal greco antico dis – morphé, forma distorta e φόβος, phobos = timore) è la fobia che nasce da una visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore, causata da un’eccessiva preoccupazione della propria immagine corporea https://it.wikipedia.org/wiki/Dismorfofobia
    30. Il disturbo istrionico di personalità è un disturbo di personalità caratterizzato essenzialmente da un’intensa emotività, esternata con modalità teatrali, e da costanti tentativi di ottenere attenzione, approvazione e sostegno dagli altri, mediante comportamenti celatamente o apertamente seduttivi. Oltre allo stile interpersonale drammatico e inappropriatamente seduttivo, caratterizzano questo disturbo l’impressionabilità, la tendenza alla somatizzazione e la ricerca della novità.

     

    BIBLIOGAFIA

    ANORESSIA, BULIMIA, BINGE EATING DISORDER-Fabio Piccini

    ARCIPELAGO ANORESSIA-UNA FAME FREDDA– Anna Salvo e Ethel A.Giudiceandrea

    KORE SPROFONDA NEGLI INFERI-L’anoressia alla luce del mito-MARI ELA PANZECA

    VOLEVO ESSERE UNA FARFALLA–  Come l’Anoressia mi ha insegnato a vivere- MICHELA MARZANO

    MAGRA DA MORIRE- Come sono uscita dalla Bulimia-Anoressia-Camille de Peretti

    DONNE CHE MANGIANO TROPPO-Quando il cibo serve a compensare i disagi affettivi- Renate Gòckel

    LETTERE A FABIOLA- Anoressia,Bulimia,Obesità,le donne si raccontano-a cura di Francesco Bergamin e Beatrice Bosi-Prefazione a cura di FABIOLA DE CLERCQ

    DONNE CHE CORRONO COI LUPI – Clarissa Pinkola Estés

    VITE DI SCARTO- Zygmunt Bauman

    I MITI DEL NOSTRO TEMPO- Umberto Galimberti

    ARTICOLI

    Umberto Galimberti: Sospesi nell’aria ecco il nostro sogno”

    BREVE STORIA DEI DCA- http://180gradi.org/2016/04/26/breve-storia-dei-dca/

    AUTOSTIMA – http://www.stateofmind.it/tag/autostima/

    Cos’è l’Autostima – a cura della Dr.ssa Marcella Altieri –  http://www.funzioniobiettivo.it

    ASTROLOGIA

    La luna-Lidia Fassio/Venere-Lidia Fassio

     

     

     

     

     

     

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