Astrologia psicologica umanistica:la struttura della nostra personalità

TUTTI A SCUOLA!!

I PIANETI rappresentano in Astrologia le nostre istanze psichiche.Ognuno di loro ha la sua specifica funzione. I PIANETI sono la parte divina e celeste dell’Astrologia. Abitano i nostri luoghi interni. Come nell’antichità un tempio era vuoto e privo di significato fino a quando non veniva consacrato ad un DIO, così nel nostro Tema Natale, i Pianeti con la loro energia rendono “sacra”  la casa che abitano indicandoci la via all’esperienza che dobbiamo fare in quel luogo, COME descritto dal pianeta stesso.

In Astrologia Umanistica la sequenza con cui i Pianeti si rivelano nella nostra carta natale ci suggeriscono la STRUTTURA della nostra PERSONALITÀ

SOLE, LUNA, sono i nostri LUMINARI, rappresentano la base della nostra struttura. Il SOLE, nostro segno zodiacale, rappresenta l’IO ATTIVO, la volontà, la parte razionale nostra, la forza motrice che dobbiamo attivare e raggiungere. Insita nel segno zodiacale c’è una sorta di Missione che con la complicità della carta natale tutta dobbiamo onorare. Il primo simbolo del SOLE è la VITA stessa. Rappresenta il calore, è colui che permette la vita nel nostro pianeta e nell’intero universo, ecco perchè l’astrologia lo ha sempre collegato al CUORE perché il cuore è L’ORGANO PIÙ IMPORTANTE. Il Sole è sempre stato messo in relazione con l’autorealizzazione.

La LUNA , IO SENTO , IO RICETTIVO rappresenta l’altra parte di noi, è l’IO EMOTIVO, rappresenta tutti i nostri bisogni. La Luna è la grande interprete del nostro cuore,tenutaria di tutto il nostro TESSUTO emotivo, è lei che ci permette di “SENTIRE” …fin dal concepimento,nel grembo di nostra madre. Sintetizza il significato di dare vita , nutrire , far crescere. È sempre stata fondamentale per l’uomo ancora prima del Sole. La maturità emotiva unitamente a quella solare realizzativa e razionale sono i fondamenti della nostra personalità.

Un uomo per essere completo deve raggiungere l’armonia fra questi 2 poli: RAGIONE-SOLE/SENTIMENTO-LUNA

Passiamo ora ai TRE PIANETI PERSONALI: MERCURIO , VENERE E MARTE, che unitamente ai luminari, Sole e Luna sono il fondamento..

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Pillola 1-Tutti a scuola ! Astrologia by Nunzy Conti

Studiare Astrologia non è una cosa facile ..non è una moda che prima o poi passa..L’astrologia è una cosa seria e bisogna liberarsi da tutti i preconcetti e le sovrastrutture prima di incominciare seriamente ad approfondirla.Richiede tempo e tanta pazienza: spesso succede di doversi fermare e tornare indietro…e questo richiede tanta umiltà .. e se non siete disposti a tanto ..è meglio non incominciare per niente..

Dunque  partiamo con la nostra Prima lezione…

Carta Penna e Calamaio…e tanta buona volonta.

All’interno del sito troverete gli approfondimenti inerenti gli argomenti che più vi stanno a cuore..trattati nella lezione

Buon viaggio viandanti !!

by Nunzy Conti

Leone tu sei Apollo, il tuo giocare in piccolo non serve al mondo..

“E un bel giorno ti accorgi che esisti,che sei parte del mondo anche tu,non per tua volontà e ti chiedi chissà siamo qui per volere di  chi?”

L’esplosione della Natura,l’estate della ragione,il frutto della passione questo e molto di più si nasconde dietro lo spirito indomito del più generoso e imponente figlio del Sole!!….A te Leone do il compito di rivelare al mondo la mia Creazione in tutto il suo splendore… ma attento all’orgoglio.. solo se imparerai la modestia.. ti farò dono dell’Onore..Fascino, generosità, in lui si concentrano tutti i doni di un simbolico RE ARTÙ destinato a salvare il mondo

Un eroe che dovrà lottare per uscire dal  labirinto ,affrontare il drago  e diventare

COLUI CHE È DESTINATO AD ESSERE

“Quale magia irripetibile! Ci innalzammo ai vertici dell’ombra..e riuscimmo a toccare il sole..in quell’unico attimo POSSIBILE  di NON TEMPO…Io e i pochi altri ci trovammo davanti a LUI, signore di luce.L’amore da cui si sentivamo avvolti,ci protesse dai suoi raggi..ci permise di adorare la sua PUREZZA..ci sentimmo “DEI” nell”‘OLIMPO DEGLI ELETTI”.Fu un attimo,un infinito indimenticabile attimo,ma fu eterno:GUARDARE IL SOLE A OCCHI NUDI,SENZA IL FILTRO DELLA PROPRIA UMANITA’,senza il limite della nostra materialità.FU UN ATTIMO..e poi tornammo giù.”(I figli del Sole by Nunzy Conti)

Al Sole è destinato e a lui  sempre ritorna come condottiero che non  teme  la luce dei suoi raggi ..nè il  calore che divampa come  passione  dal suo cuore. Questo è il Leone.. questo è il viaggio dell’eroe…il suo sguardo è fiero,i suoi occhi splendenti..sempre..ma se non ci riesce..se viene ferito nell’onore..se non raggiunge un identità solida..quell’eroe diventa un egoista in cerca di luce…dittatoriale ed insicuro…e allora…che Dio ci salvi dal suo bisogno di LUCE ad ogni costo!!!

lionDovrà imparare a gestire il suo bisogno di sentirsi destinato per nascita alla grandezza: IO SONO UNICO E SPECIALE, si ripete continuamente,!Dovrà contattare la Luce che porta dentro, girare i riflettori sulla via che illumina il mondo , e non cedere mai alla tentazione di diventare un inguaribile narcisista, per quel quel suo bisogno ossessivo di essere costantemente riconosciuto,o ancor peggio un permaloso ferito nell’onore che si nasconde! Il leone è senza dubbio il re della foresta e questo glielo dobbiamo,il collegamento con l’animale sembra perfetto per rappresentare in pieno il suo carattere!

Se osservate un Leone vi accorgerete che è sempre dignitoso, con un’aria orgogliosa e rilassata. Sembra sapere che è un re. Qualche volta gli piace anche restare pigramente sdraiato sotto il sole. Per incontrare il suo destino dovrà lavorare duramente e superare tutte le dinamiche che gli impediscono di diventare il re che è destinato ad essere!” (Liz Greene)

Il leone è un animale che per natura viene sfidato costantemente per mantenere il suo ruolo di capo e dimostrare di essere il RE indiscusso attraverso qualità come la generosità d’animo ,la lealtà e la nobiltà che lo contraddistinguono sempre.Inizialmente è un bambino egocentrico e capriccioso con uno sguardo fiero che sfida il mondo,è volitivo, curioso,sviluppa spesso quella apparente leggerezza che lo porta a non prendere sul serio gli altri,almeno quelli che non gli riconoscono il suo Valore. Per difendere chi ama prende la spada in mano e lo fa con un

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Pillole astrologiche di vita: L’ultima testimonianza di Jung

“L’uomo non può sopportare una vita priva di senso”

“..è imminente un grande cambiamento del nostro atteggiamento psicologico. Questo è certo…abbiamo bisogno di capire meglio la nostra natura umana,perchè l’unico vero pericolo esistente è “l’uomo stesso”.È lui il grande pericolo,e purtroppo non ce ne rendiamo conto. Non sappiamo niente dell’uomo.o troppo poco,dovremmo studiare la psiche umana perchè siamo noi l’origine di tutto il male a venire”(Jung-1959)

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Carl Gustav Jung – Nel marzo del 1959, lo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung fece questa intervista con John Freeman per il programma televisivo della BBC “Face to Face”. L’intervista avvenne a Kusnacht, in Svizzera, e nell’incontro Jung affronta con umiltà ed onestà molti argomenti, quali ad esempio la sua famiglia, la sua infanzia, la scuola, l’incontro con Sigmund Freud, il rapporto con i suoi genitori, la religione, il futuro del mondo. L’intervista fu successivamente trasmessa in Gran Bretagna il 22 ottobre dello stesso anno e in seguito all’enorme successo ottenuto, un anno dopo la BBC propose a Carl Gustav Jung un’altra conversazione; ma oramai ottantacinquenne, egli non potè accettare. Questa, dunque, è tra le ultime, splendide testimonianze dello psicoanalista zurighese.

( http://www.romapsicologo.net  ]

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..l”’ombra rappresenta solo qualcosa di inferiore, primitivo, inadatto e goffo e non è male in senso assoluto. Essa comprende fra l’altro delle qualità inferiori, infantili e primitive, che in un certo senso renderebbero l’esistenza umana più vivace e bella; ma urtano contro regole consacrate dalla tradizione”

E di “ombra” Jung è stato il maestro,lavorando su se stesso e sul bisogno di capire quali fossero le “sue” di ombre. A volte c’è riuscito..molto più spesso no..e caratterialmente non ha  espresso il massimo..il rapporto con l’esterno non ce lo tramanda come un eroe..ma in lui incontriamo solo il maestro…un uomo che ci ha lasciato un eredità straordinaria ..le sue teorie sono alla base dell’Astrologia Psicologica Umanistica.

Proviamo a guardarlo come un UOMO, proviamo a discuterne come un semplice (si fa per dire!)Leone ascendente  Acquario, Luna in Toro…un asse prima settima molto discutibile..il conflitto è proprio sull’IO/SE..ma in quella Venere e mercurio in cancro io ritrovo molte delle sue contraddizioni. È stato un uomo che si è fatto molte domande e che ha pagato in prima persona il diritto ad esprimere se stesso e il suo inno alla libertà di essere (Uraniano eccellente) prima ancora di “diventare”.

E aggiungo… non è un caso che avesse proprio Chirone in Ariete in seconda casa!

astro_2gw_72_jung.44948.53192by Nunzy Conti

Dal Dolore alla Gioia: con Ilario e Roberto Assagioli

È meglio per il cuore umano piangere e consolarsi, che cessare, non piangendo, di
essere un vero cuore umano.
S. AGOSTINO

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Quando arriviamo allo stadio in cui è avvenuto il perfetto accomodamento tra il finito che è in noi e l’infinito, il dolore stesso diviene un capitale prezioso; esso è la misura con cui stimiamo il vero valore della nostra gioia. Il più importante insegnamento che si può ricavare dalla vita consiste non già nel riconoscere l’esistenza del dolore in questo mondo, ma nel comprendere che dipende da noi il convertirlo in grande beneficio e in altrettanta gioia. E ciò può effettuarsi soltanto quando noi comprendiamo che l’io individuale non costituisce lo scopo supremo del nostro essere, ma che in noi v’è l’Essere Universale il quale è imperituro, non teme la morte e la sofferenza e considera il dolore soltanto come l’altro aspetto del piacere… Poiché il dolore è la vestale consacrata al sacrificio dell’immortale perfezione; quando prende il suo vero posto davanti all’altare dell’infinito, allontana il bruno velo e scopre il volto a chi la contempla come una rivelazione di gioia suprema. (TAGORE)

DAL DOLORE ALLA PACE

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Libro di Ilario Assagioli

“Il valore umano di questo volume è dato, oltre che dal contenuto, dal fatto che esso è frutto di sofferenza reale e che il primo ad aver attinto aiuto dalle sue pagine è il compilatore stesso. Suo scopo immediato è, come ho detto nella dedica, quello di aiutare ad accettare e vincere il dolore, riconoscendone la funzione purificatrice ed elevatrice. Però esso si rivolge,non meno che a chi soffre fisicamente o moralmente,ad un’altra ed ampia categoria di persone: agli insoddisfatti, a coloro che si sentono a disagio nella vita comune, piena di cose piacevoli ma vuote, e che cercano qualcosa di meno effimero e di più profondo, qualche base salda e duratura su cui fondare la propria dimora interna. Ed oggi che i disorientati e gli insoddisfatti sono più numerosi che mai, il riflettere su certe verità eterne, presentate in forma varia dai grandi spiriti di ogni tempo e nazione, può far apparire meno lontana la prima mèta di ogni realizzazione spirituale, la rivelazione del Sé interiore, del proprio Centro spirituale.Affinché ciò avvenga,bisogna che alla lettura dei precetti segua la loro attuazione; infatti, per dirla con i cinesi, “l’insegnamento che entra solo nell’orecchio è come un pasto consumato in sogno”.E i pasti sognati non sono molto nutrienti!”

di ILARIO ASSAGIOLI

Figlio del grande Roberto Assagioli ,padre della Psicosintesi
(Arcobaleno di pensieri ,con introduzioni di Roberto Assagioli)

Parte prima:LA RICERCA

DAL DOLORE ALLA MEDITAZIONE,

introduzione di Roberto Assagioli

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Si può dire che dolore e pace sono i due punti estremi della traiettoria che l’uomo percorre nel corso della sua evoluzione interna, da quando comincia ad acquistare una vera coscienza di se stesso fino a quando giunge ad unirsi in modo volenteroso con la Vita universale, ad inserirsi armonicamente nei ritmi cosmici.Durante la maggior parte del lungo pellegrinaggio sulla via evolutiva il dolore è, in qualche misura, inevitabile. Esso ha funzioni utili, anzi preziose e necessarie. Tali funzioni sono molteplici; ma ve ne sono quattro principali e particolarmente benefiche.

Nei primi stadi della evoluzione umana ,ma in qualche misura anche in quelli successivi, soltanto, o soprattutto, il dolore vale a scuotere l’uomo da un passivo adagiamento, dalle comode “routines”, dalla sua fondamentale pigrizia mentale e morale, dal suo ristretto egocentrismo. Il “buon dolore”, nelle sue numerose e svariate forme, lo induce, lo obbliga a “svegliarsi”, a suscitare le proprie energie latenti, a volere e a metter in valore i suoi “talenti”.

La seconda funzione benefica del dolore è in un certo senso inversa della prima: è quella di svincolare l’uomo da attaccamenti eccessivi a cose o persone; di affrancarlo dalla schiavitù in cui lo tengono i suoi istinti, le sue passioni, i suoi desideri; di impedirgli di commettere nuovi errori e nuove colpe. Questa è dunque una funzione purificatrice e liberatrice.

La terza funzione del dolore, collegata con la precedente, è quella di indurre l’uomo a disciplinarsi, a dominare le incomposte energie istintive, emotive, mentali che si agitano in lui; a ordinarle ed organizzarle, in modo che esse divengano costruttive e non distruttive; a trasformarle, incanalarle, utilizzarle per attività feconde, e benefiche, per fini elevati ed umanitari. Ciò richiede un’energica e assidua “azione interna”; ma i mirabili risultati che se ne ottengono compensano ampiamente della fatica. Il possesso di sé, il senso di sicurezza  e di potenza nel proprio reame interiore danno profonde e durevoli soddisfazioni. E l’ordine significa armonia e bellezza.

Infine il dolore induce, obbliga al raccoglimento, alla riflessione, alla meditazione. Esso ha il prezioso e necessario ufficio di richiamarci dalla vita volta all’esterno, dispersa e dissipata, superficiale e materialistica che troppo spesso conduciamo. Il dolore ci scuote, ci fa “rientrare in noi stessi”; arresta la nostra corsa affannosa; ci fa volgere lo sguardo al di dentro e verso l’alto. Così noi cominciamo veramente a pensare, a porre a noi stessi i grandi problemi della vita, a cercar di trovarne la giustificazione, di comprenderne il significato, di intuirne lo scopo e la mèta. Allora cominciamo a creare il silenzio in noi stessi, a “interrogare”, a pregare, a invocare. Allora comincia il colloquio,il “dialogo” interno con un Principio, una Realtà superiore, con la nostra Anima profonda, con Dio… Continua a leggere

CANCRO ”non si vede bene che col cuore”

..e ti regalerò un segreto… è molto semplice..

“L’essenziale è invisibile agli occhi”

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Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery, nato il 29 giugno 1900

Scelgo con molta gioia di parlare del segno del Cancro confrontandolo con chi del Cancro ci restituisce una delle più grandi testimonianze ( chi mi conosce sa che la mia avventura in rete è iniziata proprio con questa frase che dà il titolo al mio blog personale Nunzy Conti)

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Antoine de Saint-Exupéry nasce a Lione il 29 giugno del 1900, da una famiglia aristocratica: il padre Jean era un ispettore assicurativo e la mamma Marie una pittrice piena di talento. Suo padre morì quando Antoine aveva solo quattro anni, ma viene cresciuto comunque con molto amore dalla madre, infatti la sua infanzia fu comunque serena e felice(cosa assai importante per un bambino cancro!), Nei passaggi più emblematici del piccolo principe si identifica costantemente questo rapporto privilegiato con il proprio bambino interno che rimane la chiave di lettura migliore per ben capire questo segno particolare e difficile da vivere “a questa terra”(Non è un caso che Antoine facesse l’aviatore..e proprio in volo trovò la sua fine). Un mondo di impercettibile delicatezza …fatto di sogno e fantasia,di amore e di dolcezza.

“Mi domando, – disse, – se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua.”
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Il piccolo principe”, un uomo con l’animo da eterno bambino, non concepisce i grandi e la loro rigidità mentale, impuntata esclusivamente verso le “cose serie”, si adatta malgrado, a loro, si finge noioso in un mondo di gente noiosa. Egli però considera il suo vero mondo, quello della sua infanzia, il suo reame incantato, il castello di Saint-Maurice, dove giocava con le sorelle e il fratello. Ed è quel mondo, quello a cui tornava sempre con la mente, quello che viveva nella sua fantasia che lo ispirava.”

Già in questo breve passaggio molte cose si possono intuire del Cancro,che funziona come un antenna parabolica nel captare tutte le informazioni emotive che transitano nell’ambiente, i cambi impercettibili di umore e le vibrazioni negative. È dotato di un intelligenza fortemente percettiva che lo porta a incontrare le informazioni direttamente dall’etere come se gli arrivassero sotto forma di intuizioni emotive. È un bambino che necessità di affetti veri e concreti, di un ambiente domestico sano, di giocare, di vivere natali felici in famiglia. Se vive in un contesto simile questo segno, figlio prediletto della Luna potrà far scaturire da esso il magnifico potenziale che ha dentro. Al CANCRO sono affidate la nostre radici, la nostra capacità emotiva, la famiglia, le nostre origini, i nostri sogni,i nostri ricordi, nostro padre.. È l’Estate dello Zodiaco,l’apice del frutto, primo segno dell’elemento Acqua, secondo segno cardinale, governato dalla Luna, femminile, testardo, alla ricerca di sicurezza affettiva e profonda intimità. Gode dell’esaltazione della Venere.

Piccolo promemoria: la Luna rappresenta il nutrimento, il contenimento emotivo, la sensibilità, la premonizione, la tenerezza e il soddisfacimento dei bisogni. La Venere, è il principio di piacere, la funzione di scelta, la capacità di scambio affettivo ,la relazione adulta, il proprio valore personale, l’autostima, la capacità di valutazione, il desiderio.

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Un mucchio di sassi smette di essere un mucchio di sassi nel momento in cui un singolo uomo lo contempla, portando con sé l’immagine di una cattedrale”

L’uomo nasce in Ariete, primo segno cardinale, prima casa, dove risiede l’identità di copertura, l’IO SEMBRO, prosegue in seconda casa, Toro con IO HO, prima di tutto un corpo, e approda in terza, Gemelli con IO COMUNICO, prima funzione di scambio. Ecco che l’IO inizia a strutturarsi, nelle prime tre funzioni fondamentali. Quando arriva in quarta casa CANCRO, l’uomo dovrà imparare a stabilire il primo contatto con il mondo personale, detto di primo confine, dovrà imparare a percepire le proprie emozioni da quelle altrui e cominciare a capire che, sulle stesse viaggia un mondo di informazioni straordinarie e impercettibili. E’ la prima fase del sentire, dell’avvertire. Il cancro è un segno fortemente empatico, ma non ancora in grado di differenziare le emozioni, per cui ciò che sente è troppo spesso condizionato dalle proprie sensazioni e da una personale visione del mondo. Il segno che gli si oppone è il capricorno nell’asse quarta/decima, radici, chioma, asse portante dell’intero tema, insieme alla prima/settima, con gli opposti storici, ariete/bilancia (luce/ombra, io se): le radici sono fondamentali per costruire le basi del nostro futuro e la quarta casa viene identificata con il padre proprio per questo.

fox“Nessun albero beneficia di una bella chioma se le sue radici non lo sostengono e lo nutrono”.

Tanti sono i miti collegati al Cancro ma quello di Persefone a mio avviso è quello che più si allinea al significato psicologico del segno. Nella prima parte della sua vita Persefone non fa nessuna scelta, non decide nulla. Viene rapita da Ade e non si rende minimamente conto di quali sono i suoi bisogni in quel momento, il suo atteggiamento è assolutamente passivo, quasi remissivo. In realtà Persefone sceglie tutto, anche se inconsciamente. La non-scelta è pur sempre una scelta. Solo in un secondo momento, in Persefone avviene la trasformazione, Quando le danno i semi di melograno, lei li mangia, scegliendo di diventare la signora dell’Ade. È venuta dunque a patti con il suo inconscio, impara a dominarlo. e questo è quello che deve fare il cancro, riconoscere e gestire la sua parte inconscia. Persefone deve diventare adulta, non può rimanere Core, la bambina, la figlia di Demetra per sempre. Deve imparare a lottare per quello che vuole per quello e che desidera, (Marte e Venere).

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.”
Antoine de Saint-Exupery,

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Il cancro mantiene un contatto profondo con il proprio bambino interno, con tutto quello che giace nella memoria, il passato, i ricordi, tutto quello che ha vissuto è inciso nel suo cuore. Il suo rapporto con il mondo dell’infanzia è sacro, come il rapporto con i bambini, ma deve imparare anche a non confrontarsi con il mondo esterno, in maniera adolescenziale e trattare tutti come fossero cuccioli indifesi e soprattutto nella vita reale, non può relegarli, quei bambini in un eterna infanzia,come vorrebbe nelle sue “segrete stanze”.

Ci restituisce bene questo concetto la dedica che Antoine de Saint-Exupery, fece nel “Il Piccolo Principe”

A Léon Werth

Chiedo scusa ai bambini per aver dedicato questo libro a un adulto. Ho un buon motivo: questo adulto è il migliore amico che ho al mondo. Ho un altro motivo: questo adulto può capire tutto, anche i libri per bambini. Ho un terzo motivo: questo adulto abita in Francia, dove ha fame e freddo. Ha un gran bisogno di essere consolato. Se tutti questi motivi non bastano, voglio dedicare il libro al bambino che quest’adulto è stato molto tempo fa. Tutti gli adulti sono stati prima di tutto dei bambini. (Ma pochi di loro se lo ricordano). Quindi correggo la dedica:

A Léon Werth, quando era bambino

Ma il cancro dovrà crescere e superare l’infanzia. Se diventa un adulto consapevole sarà una persona meravigliosa, se rimane un bambino ferito, sarà un adulto ferito, un eterno Peter Pan, difficilissimo da gestire. E per farlo dovrà lavorare duramente superare i propri traumi emotivi che lo rendono così bisognoso d’affetto, fagocitante e simbiotico. Non è mai libero. Nutre l’illusione totalmente inconscia di essere utile agli altri. Può arrivare a gestire la vita di chi ama completamente e se nell’infanzia ha sofferto sarà difficile superare questa modalità senza un adeguato riconoscimento della problematica. Deve imparare a lasciare andare a concedere all’altro un autonomia psicologica ed emotiva, deve soprattutto concederla a se stesso,superare il lato ombra. Il problema infatti è tutto legato alla tensione che vive fra dipendenza/autonomia così ben espresso nella dinamica cancro/capricorno. Il cancro solo apparentemente sembra molto dipendente, in realtà “crea dipendenza”. Il capricorno in modo diverso è anche lui vittima di questa dinamica, se in genere sembra una persona autonoma, completamente svincolata, in realtà, quando non è consapevole e maturo, cattura l’altro attraverso l’impegno totale del farsi carico(Saturno) delle responsabilità dell’altro, sostituendosi a lui nelle scelte.”Il capricorno deve trovare delle radici per riuscire a essere veramente indipendente, il cancro al contrario deve crearsi una struttura per uscire dalle sue dinamiche di trattenimento”Il cancro, quando non è risolto, cerca costantemente di trattenere i suoi affetti, di legarli a se nella sua ragnatela. Non è ancora in grado di separare e dividere le proprie emozioni da quelle altrui, è sempre tutto molto confuso per lui, io e l’altro in totale simbiotica fusione. Ecco perché poi ci appare spesso invasivo e disturbante, portato a intervenire senza che gli sia richiesto, quando sente che l’altro ha bisogno si attiva in una protezione ossessiva,va in ansia e ritiene giusto,quasi inevitabile aiutare senza rispettare gli altrui confini! Senza questo apparato e questa convinzione la sua vita è un deserto. Questa è costantemente la sua ricerca ,abbeverarsi dissetando gli altri..se non c’è questa speranza..non c’è amore. Sono infatti molto romantici,  artistici, dotati Continua a leggere

PASSEGGIANDO SOTTO LE STELLE presenta “ATTENTI A QUEI DUE!”: “Giove e Plutone,il Potere della Visione”

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“Bisogna avere in sè il caos per partorire una stella danzante.”
(Friedrich Nietzsche)

“Giove e Plutone sono le due divinità più creative dello zodiaco,insieme formano un binomio perfetto. Plutone feconda, Giove vede e insieme creano qualcosa di unico e speciale. È un aspetto molto complesso.”Giove è come se avesse la capacità di rendere visibili tutti i semi che lascia cadere Plutone”. La creatività irrompe come se, le intenzioni più nascoste di Plutone trovassero grazie a Giove un canale attraverso il quale potersi esprimere”
Ma“che cos’è la visione? E’ un sogno ad occhi aperti, un’immagine mentale che non è transitata a livello visivo.La visione è un’astrazione della mente.”Non è mai percezione ,non è legata a Mercurio coordinatore ed interprete dei nostri 5 sensi. Dunque percezione-Mercurio e Visione-Giove rappresentano due funzioni diverse del nostro cervello. I Visionari-Gioviali creano per immagini e vedono il futuro attraverso un interpretazione“intellettiva, neurale, non oculare” Ma quasi sempre accade che la Visione immaginata entri in conflitto con la Percezione della Realtà concreta e tangibile ,direi che qui si innesca proprio il caro vecchio statico Saturno. Ed ecco che si entra in una dinamica che sconfigge quasi sempre il sogno e nega la Creatività,la più alta espressione dell’ Essere Umano. A questo punto a chi devo dare retta:alla percezione o alla visione? Ed ecco che nasce il conflitto..Dovrò dunque accedere a quelle parti di me sconosciute e sotterranee che impediscono il libero fluire della mia capacità di “Pensare sentire dunque essere.”
Plutone, si serve del pensiero per esprimersi, per fare accadere le cose, proprio perché il pensiero è energia allo stato puro, può causare degli effetti, delle risonanze molto efficaci. Con aspetti problematici o nella mancata realizzazione di questa energia si potrebbe verificare una scissione tra le intenzioni più profonde, il nostro potenziale creativo e la possibilità di riuscire ad esprimerlo all’esterno,è come se Giove non riuscisse  Continua a leggere

Case astrologiche e archetipi junghiani

Viaggio nelle case astrologiche in compagnia degli archetipi junghiani

by Flo Govinda

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Al momento della nostra nascita, a seconda del periodo, il sole incontra quella costellazione che poi chiameremo il nostro segno zodiacale di nascita, proclamandoci un sole ariete o scorpione o capricorno,eccetera. Il Sole rappresenta l’Io, per raggiungere il nostro Sole non basta dichiararci Sole in ariete o in cancro..Si può fare un viaggio all’interno delle case e dei segni zodiacali, accompagnati dai pianeti che lavorano al progetto del Sole, con modalità diverse a seconda di dove sono collocati; si può guardare ogni pianeta simbolo e segno,in modo da collocarvi i molti aspetti della personalità. Siamo complessi, la jung_archetipicomplessità dell’essere umano ha affascinato molti pensatori e scrutatori dell’animo umano. Nella Grecia antica il teatro creava le maschere, dette “persona” e da cui poi è venuto personaggio, che erano gli archetipi facenti parte del collettivo. Come nelle maschere della commedia dell’arte: essere un Arlecchino significa essere un buffoncello, un discorso da Arlecchino è un discorso poco serio..Maschere che creano una immagine archetipica dell’inconscio collettivo. Come diceva Gustav Jung: “ Se analizziamo la Persona, stacchiamo la maschera e scopriamo che ciò che pareva individuale è collettivo”. Oggi affronto il viaggio alla ricerca e conquista del Sole attraverso Archetipi che vado a collocare nelle case delle zodiaco: dalla venuta al mondo simboleggiata dalla prima casa fino al ritorno al mondo della dodicesima; considerando le dualità che ogni archetipo presenta, quindi ponendo l’attenzione sulle varie scelte che ogni individuo può compiere per raggiungere il proprio Sole interiore.

Io nasco! La casa 1, governata dall’Ariete e da Marte, quell’elemento fuoco che nel procedimento alchemico permette alla potenzialità di divenire.

27-8855Nasco e sono l’Archetipo dell’ Innocente e in quanto tale la dualità che si crea è la fiducia contrapposta alla paura (sentimenti che, tramite Giove e il Sagittario a seconda degli aspetti e della posizione che nel TN presenta, mi aiuta a capire se l’indole si propone verso la fiducia o meno). L’innocente racchiude in sé l’entusiasmo della vita, l’ottimismo, l’apertura, la purezza..che consentono di affrontare con fiducia l’incontro col sé, con gli altri, col mondo. Di contro svilupperà la paura, non affrontando i conflitti che la vita propone, chiudendosi nelle illusioni, nelle dipendenze, nel vittimismo.Poniamo intanto questo percorso verso un percorso risolutivo ed evolutivo: mi muovo attraverso le 12 case astrologiche e dopo la nascita in casa 1, incontro l’Archetipo dell’Orfano nella casa 2; questa è casa di terra, del Toro e di Venere, ma le dualità che nascono nell’archetipo orfano sono l’autonomia contrapposta al lamento e alla rabbia di non essere autonomi.affidarsi Urano e il Capricorno entrano in questo archetipo in quanto la ribellione uraniana è quella che è utile alla ricerca di un proprio io, che mi fa ribellare a strutture nelle quali non mi sento libero. Ribellione che porta al desiderio di autonomia che si svela col mito di Saturno, e quindi della casa X Capricorno, dove grazie allo “sradicamento “ e allontanamento posso riconoscere le mie qualità, avere fiducia in me stesso e realizzarmi in modo autonomo. Quando l’archetipo orfano non si dedica alla ricerca della propria autonomia, sviluppa un senso di rabbia, frustrazione e lamento che lo fanno sentire prigioniero, immobilizzato, passivo perché probabilmente in precedenza l’archetipo dell’innocente non è riuscito a sentire la fiducia, bensì la paura che lo ha condotto verso un orfano che sente di aver subito un abbandono e che delega quindi la propria felicità/infelicità agli altri o a cause esterne.Questo sentimento/atteggiamento porta al successivo archetipo e produce uno dei lati dell’Archetipo Guerriero: la violenza opposta alla forza. E’ Marte che permette all’individuo fiducioso e desideroso di autonomia, di trarre la forza necessaria a raggiungere l’ obiettivo. Siamo nella casa 3, governata da Gemelli, elemento aria e Mercurio; in essa cominciamo a comunicare, le parole prendono forma, il pensiero segue l’azione..azione che diviene violenza quando l’Orfano è sopraffatto dalla paura e dall’insicurezza che costringe l’individuo a prevaricare con crudeltà. Azione che è forza quando a guidare è il senso del rispetto, la volontà,l’affidabilità.GuerrieroDellaLucePer indirizzare la propria forza il guerriero abbisogna dell’integrazione della successiva casa 4(Cancro, Luna, elemento acqua) ovvero dell’Archetipo dell’Angelo custode. Questi è la parte emotiva che sviluppa la tenerezza, è il tocco morbido e delicato della carezza, è la commozione e la compassione; sentimenti che fanno si che l’utilizzo della forza del guerriero  sia mirata a muoversi con una coscienza di amore, verso se stessi in primo luogo. Se l’archetipo angelo custode prende la via della manipolazione anziché la tenerezza, ne verrà un individuo che si farà manipolare e condizionare dall’esterno, o che attraverso escamotage angeloumanitacompassionevoli, ma che nascondono un certo vittimismo, riuscirà egli stesso nella manipolazione, pretendendo cure e attenzioni che da solo non riesce a darsi e che provengono dall’antecedente archetipo orfano che, non compiendo l’atto dell’autonomia delega agli altri il proprio destino!Una nascita con luna cancro in 12a e marte bilancia in 3a, anche se la luna si trova nel suo domicilio, può risentire dell’isolamento della casa 12 e, invece che trarne la tenerezza dell’ archetipo angelo custode, rischia di risentirne della troppa sensibilità a tal punto da impigrirsi e piangersi addosso, non sostenuta da un marte in bilancia, per cui in esilio, che stenta a esprimere la propria forza e potenzialità, sviluppando una mancanza di volontà.( Questo è ovviamente un esempio che mi costringo a fare per una comprensione dell’argomento, ma non mi sento di analizzare un pianeta a sé stante, perché la lettura di un Tema Natale deve prendere in considerazione i pianeti e i loro aspetti nella totalità deamantel Tema per operare alla costruzione dell’identità individuale).Torniamo al cammino dell’archetipo; a questo punto abbiamo un individuo fiducioso in se stesso, autonomo, pronto all’azione e conscio della propria sfera emotiva. L’io si sta costruendo grazie a sicurezze interiori, grazie a una struttura ben equilibrata che lo porta verso la casa 5 del Leone governata dal Sole, rappresentata dall’Archetipo dell’Amante, il quale prende la strada della passione, se ben nutrito, o quella opposta della gelosia quando ci sono discordanze interiori. Le energie ben incanalate conducono al buon uso della creatività; con questo archetipo scopriamo di essere creativi e creatori, mettiamo entusiasmo e passione nelle nostre azioni e in un certo senso vienearch-cercatore alla luce la nostra parte divina. La frase “dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza” nasconde una chiave che è l’incipit per ri-trovare il divino, il dio-creatore che è il dio-Sole…quel Sole che troviamo appunto nella casa 5, quel Leone che è il re!L’archetipo dell’amante ci dice che la creazione nasce attraverso l’amore,coniugando la fantasia alla creatività e alla passione,aprendosi al mondo con l’empatia. Ma se qualcosa è andato storto, la predominanza dell’ego darà adito al lato oscuro dell’Amante, producendo gelosie, disimparando l’amore, non trovando l’entusiasmo necessario per essere  l’artista della propria esistenza. Ci troveremo di fronte all’edonista.Quest’individuo entrerà nella sesta casa con impazienza e superficialità, lati oscuri dell’Archetipo Cercatore che si colloca in casa 6, casa della Vergine e di Mercurio. Il Cercatore racchiude in sé il desiderio di conoscenza che non deturpa il mondo circostante e che non lo sottomette, a differenza dell’altra faccia che, non avendo passione per la vita, la affronta con trascuratezza, senza impegnarsi e raggirandola. Il Cercatore si sta staccando dalle cinque case precedenti, dove ha fatto conoscenza di sé e se ne è innamorato, e si apre all’osservazione del mondo circostante che molto gli somiglia e che ama.La sua curiosità creativa lo avvia verso la realizzazione concreta dell’opera incarnando l’Archetipo del Creatore, che si colloca in casa 7 della Bilancia e di Venere, qui egli sa riconoscere “l’altro da sé”, è conscio della separazione che esiste tra lui e l’altro e la accetta e la ama e si dona! Costui è creatore perché è ricco di idee, di fantasia..è la fonte da cui egli stesso si disseta e alla quale permette con gioia all’altro di dissetarsi . Nel suo lato antistante il Creatore ha la sterilità, non è fecondo, ed è questa mancanza di amore che lo conduce verso la distruttività, verso il masochismo e/o il sadismo.free-energy1Egli ha maturato una disistima e insicurezza tali, che la rabbia e l’odio nei confronti degli altri e di se stesso lo portano a distruggere: ci troviamo in casa 8, regno dello Scorpione e di Plutone e siamo di fronte all’Archetipo Distruttore. Personalmente amo questo archetipo poiché esso rappresenta il non-attaccamento. Solamente col non attaccamento, col non-radicamento si può ri-creare..ri-crearsi..e per fare ciò si deve distruggere; ma per ricominciare, la dote maggiore che servirà allo scopo è il distacco. CostantementemGO distruttorerimaniamo attaccati alle idee, alle persone, alle cose, alla visione che ci siamo fatti e attraverso la quale ci sentiamo sicuri. Ma non c’è niente di certo, se non il fatto che sei vivo qui e ora! Ecco che la visione del distacco conduce alla casa 9 (Sagittario, Giove), dove l’Archetipo Mago ci apre le porte della fede. Egli ha imparato a conoscere le proprie capacità, il suo potere. Stando nel mondo e col mondo, ha affinato la conoscenza degli strumenti necessari al suo potenziamento, e la lungimiranza lo avvia al raggiungimento del proprio Sole, del trono che spetta al re. Sarà un re tiranno se nell’archetipo del mago viene meno la fede per dare maggior risalto a un mago che si approfitta del suo potere e che lo usa a fini egoistici o malvagi.Il Re è l’archetipo della casa 10, del Capricorno e di Saturno.

spada_rocciaLa realizzazione dell’IO, l’incoronazione del Re, il raggiungimento del proprio Sole. A seconda delle scelte precedenti che avrà fatto l’individuo, avremo un Re tiranno, prepotente, prevaricatore o al contrario un Re buono, illuminato, integro,generoso,magnanimo, comprensivo, che lo farà avanzare verso l’archetipo del Saggio nella casa 11 dell’Acquario e di Urano. (A tal proposito ricordo del mito di Crono/Saturno il quale, dopo l’ esilio nel deserto del Tartaro, ritorna alla civiltà venendo consacrato come dio dell’agricoltura e prosperità. Desidero spezzare una lancia a favore di Saturno che solitamente viene interpretato come malevolo o malefico; nel fare ciò dedico una poesia della mia personale visione di Saturno, del passaggio dal “saturno capricornino al saturno acquariano” e dall’archetipo mago verso l’archetipo re).

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” Lasciami in contemplazioni
atte a rafforzare il mio ego
e sottolineare la solitudine forse necessaria
ma che reputo comunque consequenziale di un percorso ascetico
Sono pronta ad accettarne le conseguenze
affrontarle affinchè mi rafforzino
Concedimi le porte aperte
guida la mia mano verso un fuoco che scalda ma non brucia”

Saturno è tornato più assennato dall’eremo, l’archetipo del saggio racchiude la comprensione.Com-prendere: mi soffermo sulla parola che m’induce a “fare mio ciò che esperisco”. Al contrario, la poca saggezza o il cattivo utilizzo della sapienza, portano al giudizio perentorio e imprescindibile, con conseguente chiusura e prigionia mentale e anche fisica, perdendo l’occasione che la casa 11 propone cioè di unirsi al collettivo per operare ognuno allo scopo di tutti e del tutto.Il tutto che diviene uno-tutto entrando in casa 12 del Pesci e di Nettuno, con l’Archetipo del Folle. Gioia e pazzia sono le dualità di questo archetipo. Dalla casa 1 con l’archetipo dell’Innocente, l’individuo ha fatto un viaggio per scoprire se stesso e il mondo in cui vive, si è mosso con curioso entusiasmo, con passione, le prove della vita lo hanno fortificato e reso saggio e adesso  può gioire dell’esistenza e condividere con gli altri e con l’universo la gioia: è compartecipe! Al contrario, se non ha avuto il coraggio di esporsi, se ha preferito la pigrizia all’avventura, l’aridità  alla fertilità dei sentimenti , la superbia e l’egoismo piuttosto che la generosità, allora egli rischierà la follia, non avrà nessun senso del limite, sarà pronto a calpestare e distruggere,la noia e l’apatia lo condurranno all’isolamento, non riuscirà a sorridere.

rimagesLa gioia del Folle giocoso e gioioso, è data dal cuore puro che l’Innocente ha mantenuto, non scoraggiandosi di fronte alle avversità e dolore della vita, che nel passaggio attraverso la casa 8 e l archetipo distruttore con il non-attaccamento, ha compreso che la meraviglia della vita sta nel suo continuo mutare, nella casa 12 dove il ciclo si chiude e si apre di nuovo: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma (A,L-Lavoisier) Parlare di follia in una società che la mette al bando, comportandosi come l’archetipo del Saggio nel suo lato ombra di “utilizzo del potere come controllo delle masse”, mi porta ad assumere l’unica posizione per me possibile, cioè di scrutare nel quotidiano e nell’ovvio..luogo in cui spesso trovo le risposte a ciò che cerco; ecco che Il Folle lo trovo tra gli arcani dei tarocchi e non solo: nei mazzi da gioco comuni, in qualità di Jolly o Joker e detto anche La Matta, usati come speciale vantaggio concesso al giocatore, un’alternativa, un’opportunità in più! ( 😉 )

“Il Folle simboleggia l’uomo che ha trovato il coraggio di porsi controcorrente. Le cui parole incomprensibili e disarticolate, contengono forse il significato ultimo della verità. Con questa sua manifesta e sfrontata irrazionalità, riconduce all’astrazione e all’impalpabilità della vera filosofia.”

by Flo Govinda-tutti i diritti sono riservati

Il concetto di Archetipo in Jung

ASTRI E CONTRASTI :

articoli psicologici e dintorni,il meglio in rete 

archetipi4Abbiamo utilizzato la parola “Archetipo” molto spesso negli ultimi anni ma nel significato che crediamo di aver compreso manca a volte quel particolare  approccio  scientifico, necessario per far si che non si cada trappola di   personali convincimenti o interpretazioni del tutto “casalinghe”

Ma cos’è ? Chiariamo prima di tutto il significato principale,dello stesso Jung.

Archetipo
Termine che nella teoria psicoanalitica di Carl Gustav Jung si riferisce a una rappresentazione mentale primaria, che fa parte dell’inconscio collettivo e si manifesta in simboli presenti in tutte le culture e in ogni epoca storica. L’archetipo è il prodotto delle esperienze primordiali dell’umanità relative agli aspetti fondamentali della vita. Non è possibile entrare in rapporto diretto con l’archetipo, ma si possono percepire i suoi effetti, come immagini simboliche, in ogni genere di manifestazione psichica: sogni, sintomi nevrotici, visioni, arte, fantasia, prodotti dell’immaginazione libera, oltre che nei miti, nelle fiabe e nella religione.Gli archetipi che rappresentano le strutture psichiche di base si sono sviluppati come nuclei psichici separati; essi sono la Madre, il Senex, il Puer, l’Ombra, la Persona, l’Anima, l’Animus e il Sé.(…)
(Per continuare a leggere la presentazione del libro cliccate direttamente sull’immagine)

Leggiamo ora insieme l’ articolo che segue,ragione di questo post, del Dr. Alessandro Raggi pubblicato sul sito MEDICIITALIA

Il concetto di Archetipo in Jung

archetipi

Jung fornisce due principali versioni della nozione di archetipo, che solo apparentemente sembrano distanti.

La prima è un’ipotesi fenomenologica, mentre la seconda viene identificata come mitologica; vedremo come questi aspetti si compenetrano a vicenda.

L’archetipo, difficilmente può essere liquidato con una sorta di definizione, che renderebbe statico un qualcosa che invece è estremamente vivo e mobile e per sua stessa natura difficilmente traducibile sotto forma di linguaggio. Per cui, il nostro compito risulta particolarmente arduo. All’archetipo, si può accennare, gli si può girare attorno, ma non lo si riesce a definire, ne a delimitare.Esiste nell’uomo una distinzione tra sviluppo filogenetico e sviluppo ontogenetico, riscontrabile nel rapporto tra RNA e DNA. Il DNA, in quanto genoma di specie, non determina i caratteri ereditari, ma predispone. Sarà poi l’iterazione tra caratteri genetici e stimoli ambientali a produrre una singolarità individuale attraverso l’apprendimento.Il modo innato nel quale un bambino impara a respirare ed a reagire agli stimoli ambientali, è in via di principio simile al modo in cui un pulcino esce dall’uovo senza necessità di apprendimento, o al modo in cui le anguille trovano la strada per le Bermude, le anatre si dispongono in volo simmetrico e le rondini seguono la via verso il caldo durante le migrazioni: questi sono tutti esempi forniti dallo stesso Jung di pattern di comportamento, ereditati ed innati. Dal punto di vista ereditario, esiste per Jung una risposta psichica necessitata a determinate situazioni, che si ripetono per ogni singolo essere umano, e si riattualizzano nella vita dell’individuo.Come troviamo una parte filogeneticamente stabile nella struttura biologica dell’uomo, che fa sì che vengano a formarsi i reni, o il tessuto muscolare, secondo caratteristiche comuni nella specie, così sul piano psichico sono rintracciabili dei motivi tipici, che caratterizzano le esperienze fondamentali della vita umana, dal concepimento fino alla morte.

Come giustamente fa notare Jung,“a nessun biologo verrebbe in mente di supporre che ogni individuo acquisisce da capo, ogni volta, il suo modo generale di comportarsi”.

A questo punto, sarebbe solo un esercizio intellettuale domandarsi se l’archetipo sia un qualcosa di tangibile e visibile, come può esserlo il sistema nervoso centrale, oppure una metafora.La manifestazione psichica della vita, qualunque sia la sua origine, non necessita di alcuna dimostrazione, poiché è sperimentabile empiricamente.La funzione fenomenologica delle manifestazioni archetipiche, è rintracciabile sempre ed in ogni individuo.L’errore del metafisico, consiste nell’attendersi una risposta esperienziale da una conoscenza unicamente razionale. Questo salto logico, lo rende destinato a cadere inevitabilmente in un grosso equivoco, quando cerca di riprodurre una conoscenza empirica dopo una dimostrazione razionale.La descrizione Junghiana della natura dell’archetipo, è basata unicamente su dati empirici e facilmente riscontrabili; per cui l’archetipo, può a buona guisa essere interpretato anche come una metafora (come sostiene M.Trevi); ciò non ne sminuisce gli effetti. Così come metafore esplicative sono le tre strutture (Io, Es, Super-Io) psichiche Freudiane, ma ciò non cambia di molto la finalità della nostra indagine, che resta appunto empirica.Se le manifestazioni archetipiche vengono ereditate, come viene ereditata dal punto di vista filogenetico la struttura cerebrale, che di questa ne costituiscono l’aspetto più propriamente psichico, gli archetipi in sé non sono ne ereditabili ne conoscibili, in quanto rappresentano una predisposizione, la cui manifestazione è differente a seconda del tempo, del contesto e dell’individuo.L’unità psicofisica dell’uomo, è ormai un’acquisizione comunemente accettata (tranne che in alcuni casi che vedremo), ed in questo l’archetipo può configurarsi come quel ponte psicofisico che riconosce in se l’aspetto biologico e l’aspetto psichico della natura umana.Le due componenti, non possono in alcun modo scindersi, pena il ritorno ad una concezione cartesiana dell’uomo. Anzi, cogliamo qui tutta la limitatezza dell’espressione linguistica, chiamando un’unità indissolubile: “componenti”.In realtà, come non ci è possibile cogliere la natura corpuscolare ed insieme ondulatoria della luce, così non ci è dato soffermarci in maniera univoca su un solo aspetto dell’archetipo.

Possiamo pensare all’archetipo come ad un vaso. Il contenuto del vaso, è sì necessitato dalla struttura formale del contenitore, ma non deve essere necessariamente lo stesso. Un contenitore vaso, può contenere diversi tipi di contenuti vasoformi”.

Se volessimo cercare ulteriori analogie, possiamo trovarle in ciò che è determinato in natura nella forma e non nel contenuto. L’esempio adottato da Jung, è quello del sistema assiale del cristallo di neve: il cristallo è già preformato nella sua configurazione madre, senza possedere una materiale esistenza. Questa esistenza si manifesta nell’agglomerarsi degli ioni e poi delle molecole. Il sistema assiale, determina soltanto la struttura stereometrica, non la forma del singolo cristallo. L’archetipo alla stessa maniera presenta un nucleo significativo invariabile, che ne determina la maniera di presentarsi in linea di principio, ma non concretamente.Le esperienze della nascita, del rapporto con i genitori, lo sviluppo, l’incontro con l’altro sesso, la morte, rappresentano una costante per ogni essere umano, da sempre. Il ripetersi di queste coincidenze, ha generato una base comune, psichica, della quale siamo tutti portatori.Le rappresentazioni di questi trascorsi, dei modelli primordiali del comportamento umano, sono divenuti elementi immaginali, costituenti la base psichica comune dell’uomo.

Ecate,la triplice dea

Voglio proporvi una ricerca davvero esaustiva dal sito IlcerchiodellaLuna su una delle Dee lunari più controversa e difficile,Ecate

Armativi di pazienza e taccuino per appunti..perchè ne vale la pena

“Se tento di rappresentarla alla mia mente, vedo una donna che mi fa cenno di andare verso di lei. Mi incita a mietere l’intero raccolto che posso avere da me stessa, ad andare oltre ciò che percepisco come confine e che in realtà è la parete di una gabbia che io stessa ho contribuito a costruire.”

by IlcerchiodellaLuna

Ecate la giovane e l’anziana, Ecate l’esploratrice della psiche, Ecate levatrice e accompagnatrice dei morti, Ecate Dea dei crocicchi, Ecate la potente e la saggia, Ecate trivia, Ecate la multiforme.

Ci è piaciuto dare particolare rilievo alle sue origini da levatrice e alla sua valenza di saggia e anziana, per dare spazio ad un tema che da tempo desideravamo trattare, l’incontro con la menopausa, l’età del vero potere di ogni donna.

Il nome

L’etimologia più diffusa del nome Ecate la fa derivare dall’equivalente femminile di Hekatos, un oscuro epiteto di Apollo (Ecate e Apollo erano spesso abbinati nei luoghi oracolari). E’stato tradotto in vari modi, come “che colpisce, che opera da lontano”.Secondo altri, il nome deriverebbe dal termine greco per “desiderio, volere”, in riferimento al suo potere di realizzare i desideri dei mortali.Per altri ancora il suo nome avrebbe la stessa radice della parola greca “cento”, allude alle molte forme che lei può assumere: Ecate, discendente dei Titani, la “multiforme”.Fra le dee mediterranee, colpisce la vicinanza del nome Ecate con quello della dea-levatrice egizia Heqit, Heket o Hekat.L’anziana era la matriarca tribale dell’Egitto pre-dinastico ed era nota come una donna saggia. Heket era una dea dalla testa di rana che era connessa con lo stato embrionale quando il seme morto si decompone e inizia a germinare. Ella era inoltre una delle levatrici che assistono ogni giorno alla nascita del Sole. Tutte queste analogie con Ecate, al di là del nome, farebbero pensare ad un originario archetipo comune.Da ultimo, sempre in ambito egizio, Heka era il termine per indicare la magia (vi era una dìivinità Heka, spesso rappresentata come una combinazione di molti dei), legata al termine ka, energia vitale, anima o spirito, per cui heka era letteralmente il “rendere attivo il ka”.

Le origini

Antica dea legata alla fertilità e al ciclo della vita, Ecate entra quindi nel mondo greco e viene descritta come una dei Titani, sebbene le sue origini fossero antecedenti al pantheon olimpico. Essendo esistita prima che le tre ondate di Ioni, Achei e Dori invadessero la Grecia, Ecate prese il suo posto tra le altre divinità pre-elleniche come Afrodite, Artemide, Atena/Metis, Demetra, Persefone, Gaia, Era, Rea, eccetera.

La tradizione più antica la riconosce come una divinità pre-olimpica e ne fa la figlia di Erebo e Notte.Fino a quando il suo collegamento alla fecondità non venne oscurato, si disse che era la madre di Circe o delle Tre Grazie.

Nella Teogonia di Esiodo si afferma che Ecate era figlia dei due titani Perse ed Asteria, entrambi simboli della luce splendente. Esiodo la descrive come Regina delle Stelle, figlia della vergine madre Asteria (stellata) e destinata ad ereditare il trono di Regina del Cielo.Asteria era una delle sorelle di Leto, che diede alla luce Apollo e Artemide, facendo dunque di Ecate una cugina di Artemide.A riprova dell’alta considerazione che i greci avevano per le antiche origini di questa Dea, fu a Lei riconosciuto un potere posseduto da Zeus : quello di concedere o vietare all’umanità la realizzazione dei desideri.Di fatto la documentazione che la riguarda è alquanto scarsa e nell’ambito della mitologia greca sono poche le interazioni che ebbe con le altre divinità e questo potrebbe avvalorare la tesi circa sue antichissime origini.

I simboli di Ecate

Ecate custodisce e presiede i crocevia: qualunque incrocio, in particolare quello di incontro di tre vie, è a lei sacro ed un tempo vi erano edificate edicole ed effigi in suo onore.Molte credenze e rituali di derivazione contadina approdano nella loro fase culminante proprio nei crocevia e ai trivi. Proprio in questi luoghi si portano le offerte in suo onore. Poste agli incroci di tre strade, le statue di Ecate proteggevano i viandanti, aiutandoli a scegliere il percorso giusto e ad individuare i passaggi meno rischiosi. Ecco perché in alcune rappresentazioni Ecate ha addirittura tre teste, ognuna che guarda in una diversa direzione.La cristianità ne ha fatto invece territorio diabolico dove vi si seppellivano i suicidi. Il crocicchio è, al contrario, un posto di concentrazione di energie: le strade, i cammini, i destini si incrociano e portano ad una scelta. Ecate è la dea delle scelte e della libertà di scelta.

La torcia è come abbiamo detto uno degli attributi fondamentali di Ecate, luce che illumina le tenebre, sapienza divina, essenza divina di luce. La torcia di Ecate serve a illuminare le anime nel loro passaggio dalla luce all’oscurità, ma anchead accendere la scintilla della vita per farla uscire dalle tenebre.  – Ecate presente in molti luoghi oracolari (es Sibilla Cumana) ci parla anche di due facce della luce di saggezza: quella apollinea della luce diurna e quella interiore di Ecate notturna.

Il coltello appare in molte rappresentazioni di Ecate, forse associato al suo ruolo di levatrice (per tagliare il cordone ombelicale), ma è associato anche al suo ruolo di accompagnatrice nella morte, dove taglia i legami fra il corpo fisisco e lo spirito.

Quello della chiave è un attributo significativo di Ecate guardiana delle soglie.Hekate Kleidoukoz (Kleidoukos) è “Colei che tiene la chiave” che controlla il passaggio dal mondo della superficie al mondo ctonio dell’Ade., dal regno del conosciuto a quello dello sconosciuto. Ecate guida di Persefone agli Inferi è anche la custode dei misteri, la sacerdotessa che trasmette i segreti della conoscenza.

Appartenente al mondo animale è il simbolo del serpente, associato all’idea del labirinto.Il serpente è animale che emerge dal mondo ctonio, associato alla rigenerazione e al rinnovamento per il suo cambiare pelle.

Nel cosidetto Oracolo caldeo, edito ad Alessandria, la Dea era associata al simbolo noto come ruota di Ecate, con forme serpentine che disegnano una figura labirintica a tre direzioni.

Triplicità, vita morte e rinascita, rinnovamento e altri dei suoi significati sono racchiusi in questo simbolo.

Il cane è invece simbolo dell’Oltretomba, antica guida per i morti.Le apparizioni o la presenza di Ecate ai crocicchi era manifestata proprio dai latrati lontani dei cani. Numerosi sono i simboli che condivide con la figura di Cerbero, custode dell’Ade.

Altri animali simbolo di Ecate sono i cavalli e i gatti neri. La civetta è sua messaggera. I suo carro è tirato da dragoni.

Una e trina

Il mito di Ecate ed il simbolismo ad esso associato sono assai complessi. Essa è contemporaneamente una e trina, in quanto riunisce in sé i tre aspetti, che sono stati visti da alcuni contemporanei come quello di fanciulla, di madre e di anziana (da cui il nome latino Trivia).

Per gli antichi greci le divinità femminili associate alla Luna erano principalmente tre: Selene (la luna piena), Artemide (la luna nuova) ed Ecate (la luna calante), in seguito riprese dalla civiltà romana, con i nomi di Luna, Diana ed Ecate . Ella sarebbe la rappresentazione di uno dei tre aspetti della madre terra, Demetra, che annoverava anche la vergine Persefone e la saggia Ecate, lo stadio finale della crescita di ogni donna. In virtù della sua natura trina, viene vista anche come dea del tempo e del destino, affine alle Parche e alle Moire, per la sua capacità di guardare al passato, al presente e al futuro.

Sempre tre sarebbero i mondi cui appartiene, essendo in grado di attraversare liberamente il mondo degli Inferi, quello degli uomini e quello degli Dei.

Così cita lo scrittore latino Ovidio, nei “Fasti”:

“…le facce di Ecate si volgono verso tre parti / perché guarda i crocicchi che si dividono in tre strade…”

Questo presiedere ai crocicchi formati da tre strade ci ricorda peraltro una realtà fisiologica: è analogo al modo in cui funziona il sistema nervoso umano, per i suoi triplici incroci interni.

I suoi poteri

Come abbiamo visto, già nel nome Ecate è profondamente connessa all’idea di potere, potere magico. Le ‘parole di potere’ (o incantesimi) sono collegate ad Ecate: il termine egiziano ‘heka’, ciò che rende attivo il ka, indica il dare voce a un intento, in modo che gli effetti si manifestino immediatamente dopo che esso ha lasciato le labbra di chi lo esprime. La magia della volontà, della volontà che si esprime e crea.

Nonostante le sue rare apparizioni nell’ambito dell’Olimpo, Ecate mantenne il dominio su cielo, terra e mondo sotterraneo, nonché il ruolo di custode della ricchezza e delle benedizioni della vita. Come abbiamo visto Zeus stesso non osò destituirla, sebbene il potere di Ecate fosse rimasto grande quanto- se non più- del suo. Anzi la onorò al punto di concederle l’antico potere di donare o negare ai mortali i loro desideri. Tra i suoi attributi riconosciamo anche l’onniscenza, in quanto conosce passato presente e futuro di ognuno, e in virtù di ciò simboleggia il collegamento fra le vite passate e quelle che dovranno venire.

Viene infatti rappresentata con un libro in una mano ed una torcia nell’altra, a indicarne la profonda conoscenza e saggezza ed il suo ruolo di guida nell’oscurità.

Conseguentemente alla sua associazione con Persefone, e alle sue origini come Heket, la dea levatrice egizia (di cui parleremo più avanti), ella è connessa con il concetto di morte e rigenerazione. E’ suo compito infatti accompagnare le anime nel regno dei morti, ma lei fa anche il percorso inverso, cioè conduce dalla morte alla vita e sin dalla nascita illumina la strada nell’oscurità, dunque rappresenta anche il coraggio di avventurarci dove non conosciamo la strada, il coraggio di andare oltre i nostri limiti. Ecate, quindi, è il collegamento tra il mondo dei vivi e quello dei morti, che unisce tenebre e luce. Il buio è anche ciò che per noi è ignoto, l’inconscio, quanto nella nostra vita è nascosto ma presente. Ecate è la torcia che fa luce in questo reame sconfinato che spesso neghiamo, o forse non riconosciamo, di avere. La sua funzione è di guida, illuminazione e libertà. In tel senso, è simile a Virgilio: accompagnatrice saggia, ella ha la funzione di indicare le vie dei regni inferi, di illuminarle, lasciando a chi viene da ella accompagnato il suo percorso. Ecate è anche esperta nelle arti della divinazione. Ella dona agli umani i sogni e visioni che, se interpretati saggiamente, portano a grande chiarezza. Come abbiamo già accennato, era una delle dee legate agli oracoli delle Sibille.

La luna calante

Ecate vista come rappresentante la fase calante della luna, ci reca l’immagine della donna nell’età che coincide con la menopausa e la post-menopausa. Un tempo che contiene in sé la fanciulla e la madre, ma che di esse non conserva più gli obblighi, solo i doni. Contrariamente a quanto si pensa delle donne anziane, questa è una fase della vita in cui vi è saggezza, capacità introspettiva, ma anche indipendenza e potere sessuale e creativo.

L’anziana è l’agente del cambiamento e della trasformazione, poiché l’aver vissuto la pienezza della vita le permette di abbandonarsi all’oscurità e alla trasformazione, accogliendo il mistero della morte.

E’ questa Ecate, o Baba Yaga, o la Nonna Donna Ragno o la Morrigan ed altre ancora, antiche dee che rappresentano quella fase delle vita in cui è possibile, finalmente libere dai ritmi produttivi della giovinezza, sviluppare il lato magico, lasciando finalmente emergere la sciamana, la donna medicina o la guaritrice di campagna che è presente in ognuna di noi.

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