direttamente dal CONVIVIO ASTROLOGICO
 di Angela Leonetti

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È impensabile esaurire in una presentazione sintetica come questa un discorso sull’astrologia psicologica che sia completo, ossia che preveda una ricognizione di tutti gli psicologi/psicoanalisti che hanno lasciato un segno sulle teorie astrologiche del Novecento. E infatti non ci penso nemmeno.
Ci sarebbe per esempio da approfondire il contributo di un altro allievo di Freud che ha elaborato un proprio sistema e lasciato tracce individuabili nello sviluppo dell’astrologia: parlo del fiorentino Roberto Assagioli, fondatore della psicosintesi terapeutica e del relativo Istituto di Psicosintesi con sede a Firenze e Centri in tutta Italia. Al suo indirizzo psicologico si sono ispirati astrologi come i coniugi Huber, fondatori dell’Astrologisch-Psychologisches Institut di Adliswil (Zurigo), e Douglas Baker, medico e astrologo inglese creatore anch’egli di un metodo interpretativo originale, e inoltre erede del pensiero teosofico che nell’Astrologia Esoterica di Alice A. Bailey vede una delle sue opere principali. Ma parlare anche solo di Assagioli e degli astrologi che a lui si sono ispirati richiederebbe una ricerca a parte. Pertanto mi limiterò ad approfondire un poco il discorso sui due autori che conosco meglio: Liz Greene e Stephen Arroyo, entrambi a mio avviso altamente rappresentativi di quell’astrologia psicologica che si rifà al pensiero di Jung.
Liz Greene, inglese, è analista junghiana, ha conseguito il dottorato in psicologia, è diplomata alla Facoltà di Studi Astrologici del Kent (di cui è anche membro onorario) ed è fondatrice del Centre for Psychological Astrology di Londra, dove dirige il corso biennale di specializzazione in astrologia psicologica. Arroyo, statunitense, nasce come consulente psicologo, e solo in seguito (ma già all’inizio degli anni Settanta), grazie allo studio approfondito di Jung e delle opere di astrologi come Marc Edmund Jones, Charles E.O. Carter e Rudhyar, fa dell’astrologia una professione a tempo pieno.
Complessivamente l’astrologia psicologica nasce negli anni Trenta, come risultato dell’incontro fra astrologia e psicologia del profondo (in particolare junghiana, ma non solo), e con l’ausilio di due concetti innovativi tratti dalle scienze naturali: quello di evoluzione e quello di olismo. Primo artefice di questo incontro è Dane Rudhyar (1895-1985), che in seguito definirà astrologia “umanistica” il proprio approccio. Rimando all’articolo di Giuseppe Zezza, Introduzione all’Astrologia Umanistica, pubblicato sul sito AstroLogica per una presentazione breve ma molto chiara di quello che fu l’approccio di Rudhyar e in seguito del suo discepolo e portavoce più “fedele”, Alexander Ruperti.
In Rudhyar la visione psicologica e olistica dell’astrologia si fa realtà, oltre che pratica astrologica, filosofia di vita, sistema compiuto di pensiero. Questo aspetto sistematico del suo approccio è sicuramente implicito tanto in Liz Greene che in Stephen Arroyo, ma non viene da essi reso esplicito, quasi a non voler “chiudere il cerchio” della teoria; questo è uno dei motivi che mi li fa prediligere, perché mi pare che evidenzi, da parte loro, la volontà di aderire alla vitalità degli strumenti di indagine junghiana, più che al “sistema” di pensiero di Jung. Probabilmente ciò deriva dalle rispettive formazioni: Rudhyar fu musicista e pittore prima di scoprire l’astrologia in concomitanza con la filosofia olistica e i testi di Jung; Arroyo e la Greene vengono entrambi dalla pratica psicologica e psicoterapeutica, che ben insegna quanto le logiche e le soluzioni individuali prima o poi contraddicano qualunque sistema precostituito.
L’incontro fra astrologia e psicologia analitica si fonda principalmente sui seguenti concetti: , individuazione, ombra, funzioni/tipi psicologici, sincronicità.
Per quanto riguarda invece i concetti di evoluzione e olismo, il primo, come sappiamo, deriva dalle teorie darwiniane, mentre il secondo è molto più recente (risale agli inizi di questo secolo), e appare per la prima volta nell’opera Holism and Evolution di Ian Smuts. Anche per questo concetto rimando alla Introduzione di Zezza (nonché alle opere di Rudhyar pubblicate in italiano, specialmente, per chiarezza espositiva e utilità di informazione, L’Astrologia e la psiche moderna, Astrolabio, 1992): qui basti dire che alla base c’è la tesi che la totalità (“holos” in greco, da cui appunto “olismo”) di un essere vivente sia qualcosa di più della somma delle sue parti, e che sia irriducibile a tale somma.
Per una definizione strettamente psicologica tanto del Sé che del processo di individuazione (due cardini del pensiero di Jung) rimando ad un altro articolo pubblicato su Astrologica, Processo di individuazione e astrologia di Enzo Barillà. Io mi limito a definirli qui unicamente in funzione dell’astrologia psicologica e alla luce del concetto di olismo. In quest’ottica il Sè è quella totalità – cui allude il tema di nascita dell’individuo – irriducibile ai singoli elementi del tema stesso e irriducibile alla somma di essi. Il Sé non corrisponde al Sole né a qualunque altro elemento della carta di nascita individuale, e neppure all’insieme della carta stessa. A questo proposito Liz Greene, ne La relazione interpersonale, guida astrologica a vivere con gli altri su un piccolo pianeta (1986, ed. it. Astrolabio 1989) è molto chiara: “Le medesime forze sono presenti in ognuno di noi (…) Ma c’è una creatività individuale che fa di queste energie basilari un’unica opera d’arte, che è la vita individuale”. Questo progetto è appunto il Sé. “Questo creativo modellarsi, dobbiamo presumere, non deriva dall’Io, che non è capace di una tale opera; deriva piuttosto dal Sé, e il Sé, come tale, non è disegnato nella carta di nascita” [p. 30].
Il Sé dell’individuo è quel progetto che muove verso una sana integrazione di tutti gli elementi della carta in vista di uno scopo e di un senso, entrambi squisitamente individuali e irripetibili.
È noto il discorso di Jung sulle funzioni psicologiche (pensiero, sentimento, intuizione, sensazione), e la sua definizione di funzione “dominante” e funzione “inferiore”; per funzione inferiore egli intende la funzione psicologicamente opposta a quella dominante (il pensiero se la dominante è il sentimento e viceversa, l’intuizione se la dominante è la sensazione e viceversa), e la cui caratteristica principale è data dalla sua natura inconscia e indifferenziata. Indifferenziata vuol dire non raffinata, non originale, impregnata dal collettivo, allo stato grezzo e primitivo: un individuo a dominante sentimento, per esempio, sarà largamente inconsapevole (natura inconscia della funzione inferiore) “del flusso continuo di opinioni irresponsabili di seconda mano, di giudizi, di critica negativa – sia di sé che di altri – e di idee fisse che continuamente escono dalla sua bocca e si introducono segretamente nelle sue relazioni sentimentali. Il tipo acqua [è Liz Greene che parla, e il suo abbinamento funzioni/elementi è, come già fu segnalato in List, il seguente: fuoco-intuizione, terra-sensazione, aria-pensiero, acqua-sentimento; trovo utile ricordare che per “tipo acqua” ella non intende tanto i segni d’acqua, anche se per comodità di esposizione prende spunto proprio da essi, quanto gli individui a dominante acqua, il che risulta dall’analisi accurata di tutto il tema di nascita, oltre che alla conoscenza del vissuto dell’individuo] può essere piuttosto infantile circa il mondo delle idee. (…) Questa inferiorità inconscia del pensiero ha una faccia particolarmente brutta quando sale alla superficie come pettegolezzo maligno, maldicenza e un certo fanatismo ideologico.” [La relazione interpersonale, Astrolabio 1989, p. 64]
Integrare la funzione inferiore è uno dei compiti principali per la realizzazione del Sé, ossia di quel progetto significativo di vita che guida l’individuo al di là della sua consapevolezza cosciente; il che è logico, visto che la funzione dominante è perfettamente conscia e il Sé va ben oltre i limiti dell’Io. In astrologia psicologica la funzione inferiore può essere determinata non solo dall’analisi degli elementi (la loro presenza più o meno “folta”, e la loro distribuzione nel tema di nascita), ma anche dall’analisi degli aspetti: è molto probabile che la funzione inferiore sia rappresentata, per esempio, dall’elemento meno presente o del tutto assente nel tema, oppure da una presenza di esso che si limita ai pianeti transaturniani Urano-Nettuno-Plutone (detti anche transpersonali a ben indicare una loro intrinseca difficoltà di controllo da parte della personalità cosciente), o anche dagli aspetti di quadratura e opposizione, o dalla congiunzione di pianeti personali con quelli transaturniani.
Nel caso di Greene lo stesso Saturno è un forte indicatore tanto dell’ombra dell’individuo che della sua funzione inferiore; nella sua monografia su Saturno [Armenia, 1987] l’autrice assume decisamente il pianeta come portatore dell’ombra (con il suo elemento e i suoi aspetti) nel tema di nascita, anche se nelle opere successive questa posizione si sfuma. Arroyo è assai meno drastico, e lo è anche riguardo al discorso della funzione inferiore; questo perché la sua attenzione è spostata sull’equilibrio energetico fra gli elementi, che egli non associa in modo esplicito alle quattro funzioni junghiane. In L’astrologia e i quattro elementi [Astrolabio, 1988] egli non nomina le quattro funzioni, e ciò gli permette di contemplare tipologie che prevedano la compresenza di elementi come acqua e aria, o terra e fuoco, che la Greene tende senz’altro ad escludere nell’individuo medio, in quanto, associati come sono a funzioni opposte, si escluderebbero a vicenda dalla coscienza dell’individuo. Inoltre per Arroyo Saturno, Urano, Nettuno e Plutone, con i loro aspetti, sono portatori non tanto dell’ombra quanto del karma dell’individuo, dei suoi nodi irrisolti. Nel bellissimo libro Astrologia, Karma e trasformazione [Astrolabio, 1990] egli definisce appunto questi pianeti “chiavi di trasformazione”, ovvero di elaborazione del karma, inteso, senza voler entrare nel merito della filosofia orientale o del pensiero esoterico (che Arroyo, pur lasciando a margine, non esclude affatto, anzi da un certo punto in poi fanno parte del suo background formativo) come nodo di dinamiche conflittuali che si ripropongono ciclicamente.
Comunque, sia che si tratti di integrare l’ombra o la funzione inferiore, sia che si tratti di sciogliere nodi karmici, un altro concetto fondamentale per l’astrologia psicologica è quello junghiano di funzione trascendente. “La funzione trascendente (…) è il motore della dinamica psichica, nel senso che, componendo gli opposti, come possono essere i contenuti ‘consci’ e i contenuti ‘inconsci’, consente di approdare a una situazione psichica nuova. Scrive C.G. Jung: ‘Il contrasto delle posizioni comporta una tensione carica di energia che produce qualcosa di vivo, un terzo elemento che non è affatto (…) un aborto logico, ma è invece una progressione che nasce dalla sospensione dell’antitesi, una nascita viva che introduce un nuovo grado dell’essere, una nuova situazione. La funzione trascendente si manifesta come una caratteristica di opposti che si sono reciprocamente avvicinati. Fin quando questi opposti sono mantenuti estranei l’uno all’altro – allo scopo naturalmente di evitare conflitti – non funzionano, e ne consegue un morto ristagnò (La funzione trascendente, in Opere, 1976, v. VIII)” (Galimberti, Dizionario di Psicologia, UTET, 1994, p. 423)
In questo senso, dunque, trascendere è integrare, non sublimare come forma non patologica di difesa: la sublimazione è comunque una forma di evitamento, mentre il conflitto deve produrre una soluzione, e questa soluzione è appunto la funzione trascendente di cui parla Jung. Questo concetto è a mio avviso importante per capire l’approccio di Greene e Arroyo nei confronti di quegli aspetti che loro chiamano “dinamici”: opposizioni, quadrature e certe congiunzioni. Già il definirli dinamici invece di negativi o addirittura malefici rende bene l’idea di una mobilitazione di energie non necessariamente nefasta, anche se di regola al di là del controllo della personalità cosciente. Il lato “negativo” di opposizioni e quadrature è appunto questo, la fondamentale incontrollabilità cosciente delle energie/funzioni planetarie coinvolte. L’individuo ha a disposizione una grande quantità di risorse psichiche che però, invece di scorrere fluidamente, procedono a sbalzi, per eccesso o per difetto, e a volte si inceppano del tutto, ed egli non riesce a controllarne l’andamento.
Il concetto junghiano di sincronicità “come principio di nessi acausali” è anch’esso di cardinale importanza per comprendere le basi interpretative dell’astrologia psicologica, in quanto consente a questo tipo di astrologia “centrata sulla persona” di avvalersi delle tradizionali tecniche di previsione (transiti, progressioni, direzioni, ecc.) rivoluzionandone l’intenzione e lo scopo, che non è più di previsione deterministica di eventi concreti, bensì di chiarimento al consultante del progetto del proprio Sé, che dinamicamente, attraverso i transiti e le progressioni, si muove e lavora per la propria realizzazione, che l’individuo ne sia cosciente o no, collabori o no, gli piaccia o no.
In questo modo vediamo il Sé, il progetto della carta di nascita individuale, agire in vista di un’integrazione di tutti gli elementi scomodi della carta stessa: aspetti dinamici, funzione inferiore, ombra, ecc. Dal fatto che la coscienza della persona collabori a questo processo dipende la sua realizzazione di una vita più piena, la sua “libertà di diventare quello che è (in potenza)”. Gli eventi esterni sono specchio simultaneo di quelli interni: non è lecito affermare che i secondi causino i primi, giacché proprio il concetto di causalità – base di tutte le scienze meccaniche – qui è escluso. Ne deriva anche una rivisitazione del concetto di destino: non più una scacchiera con mosse prestabilite e finale previsto, ma neppure – attenzione – la libertà di diventare altro da quello che si è:
“Non è una questione facile cambiare radicate abitudini semplicemente attraverso l’applicazione di un po’ di ‘forza di volontà’ di vecchia maniera. E nemmeno (…) col bizzarro gergo di qualcuna delle psicoterapie o filosofie della ‘Nuova Era’ che gonfiano l’Io incoraggiando la gente a dire: ‘Mi assumo la direzione della mia vita; faccio accadere ogni cosa; ora so che sono io che faccio soffrire me stesso; ecc.’. L’evoluzione spirituale dell’uomo è molto più sottile di tutto questo. Il vecchio approccio del ‘Dove c’è volontà, là c’è soluzione’ nel trattamento dei propri problemi crolla quando la posta è troppo alta. (…) I modelli karmici sono reali e potenti. (…) Queste forze vitali [in astrologia: aspetti dinamici, elementi in conflitto, ecc.] devono essere accettate, conosciute, e considerate con la dovuta attenzione.” [Arroyo, Astrologia, Karma e trasformazione, p. 19]
“La sola volontà non serve a nulla. Anche nel caso in cui serva come via verso la vittoria, la prodezza deve abbinarsi con il senso del momento giusto [percezione corretta dei legami sincronici tra eventi esterni ed eventi interni], e con l’aiuto da parte di elementi insoliti e spesso magici. (…) Talora è il cuore ad operare la trasformazione, così come nel caso della Bella e la Bestia; talvolta è invece il trascorrere del tempo, come nel caso della Bella Addormentata. (…) Ma lo sciogliere un incantesimo o un maledizione dipende da facoltà che non sono quelle razionali. (…) Il destino, la natura e la finalità sono una stessa ed unica cosa. Il mio destino è ciò che io sono, e ciò che io sono è anche il perché io sono, e ciò che mi accade.” [Greene, Astrologia e Destino, Armenia, 1995, pp. 30-31]
Concludo segnalando alcuni testi di riferimento e/o di approfondimento già in traduzione italiana.
Di Liz Greene:
1) La relazione interpersonale, Astrolabio, 1989. Una mappa molto chiara e precisa di corrispondenze fra psicologia junghiana ed astrologia. Utilissimo come introduzione sia all’una che all’altra. Ricco di analisi concreta di carte, una qualità della Greene che apprezzo al massimo, in quanto riporta costantemente la teoria alla pratica, e mostra in concreto come l’astrologa lavora nell’interpretazione.
2) Astrologia e Amore, Astrolabio, 1994. I dodici segni presentati alla luce delle quattro funzioni abbinate ai quattro elementi. Semplice, chiaro, divertente, ironizza con leggerezza sui “lati oscuri” dei dodici segni.
3) Astrologia e Destino, il rapporto tra fato, transiti e tema natale, Armenia, 1995. Testo denso e non scorrevolissimo, ma appassionante e illuminante per chi già sappia padroneggiare i concetti di base. Rivisitazione di Plutone alla luce dei concetti di destino (come sopra illustrato), di karma familiare e di psicosi (viene analizzato un caso interessantissimo di autismo). Flashback su alcuni momenti di storia dell’astrologia, agganci alla mitologia greca. Varie analisi di temi natali.
Di Stephen Arroyo:
1) L’astrologia e i quattro elementi, Astrolabio, 1988. La prima parte, “Astrologia e Psicologia”, presenta non solo l’astrologia psicologica di derivazione junghiana, ma anche cosa si intenda per “approccio olistico” e astrologia umanistica. La seconda parte ha per titolo: “I quattro elementi: interpretazione dei temi natali secondo una concezione energetica”. La visione degli elementi in senso energetico, ossia la visione del tema di nascita come una mappa energetica unica rappresentata dall’individuo, sono alla base del lavoro di Arroyo assai più che del lavoro di Greene, la quale considera gli elementi alla luce delle quattro funzioni junghiane; in altre parole, entrambi considerano i quattro elementi come fonti di energia della carta, ma mentre la Greene vede in essi una fonte di energia psichica (da gestire mediante lavoro strettamente psicologico – tramite simboli e archetipi), Arroyo li considera una fonte di energia vitale psicofisica, la cui salute è fondamentale per il benessere dell’individuo. A partire da tale presupposto i due autori si differenziano poi nell’approccio alla sinastria. Ne La relazione interpersonale la Greene evidenzia come da un confronto di carte non sia in alcun modo possibile determinare lo sbocco della relazione: esso dipende dal progetto-Sé dei singoli individui, dal loro livello di coscienza, e dagli archetipi che governano la loro idea di relazione. Se sono archetipi “eroici” di esplorazione, di scoperta, di apprendimento (ergo di notevole sofferenza, detto per inciso), come tali coloreranno comunque la vita di relazione dell’individuo. Una persona i cui pianeti veloci siano in aspetto dinamico a quelli transpersonali (mettiamo Venere congiunta a Plutone), per esempio, cercherà nelle relazioni qualcosa di più profondo della semplice compatibilità; in tale ottica una quadratura della sua Venere, mettiamo, col Plutone del partner, richiama fattori di tensione già presenti nel suo tema, e può non rivelarsi necessariamente devastante all’interno del rapporto, sempre che il livello di coscienza sia adeguato.
5) Arroyo, tanto ne L’astrologia e i quattro elementi che in Relazioni e cicli vitali, non nega affatto tutto questo discorso, però vi aggiunge il limite psicofisico della compatibilità energetica: se i due individui in questione, per esempio, hanno un alto livello di consapevolezza dei propri miti di relazione, delle proprie difficoltà, degli interaspetti dinamici delle loro carte di nascita e sono pronti a lavorarci su, ma presentano incompatibilità nella distribuzione degli elementi nelle loro carte (nel senso che, mettiamo, abbiano enfasi su un elemento non presente nella carta dell’altro), ebbene, la relazione può arenarsi proprio su questo punto. Ci si può capire, comprendere, aiutare, stimolare, rispettare l’un l’altro, ma la difficoltà di incontro energetico fra i rispettivi elementi può vanificare tutto questo, per la semplice ragione che i due non riusciranno mai ad essere sé stessi, naturali e spontanei, l’uno accanto all’altro.
6) Astrologia, Karma e trasformazione: le dimensioni interiori della carta natale, Astrolabio, 1990. Eccellente per una lettura in chiave di crescita e trasformazione di Saturno, Urano, Nettuno, Plutone, transiti e progressioni. L’ultimo capitolo, “l’astrologo e la consulenza”, riprende ed attualizza (alla luce della propria esperienza) gli insegnamenti di Rudyar sul modo di porsi dell’astrologo nei confronti del cliente. Illuminante.
Greene e Arroyo sono co-autori di un libro recente che raccoglie alcuni dei loro seminari/conferenze. Si intitola Astrologia moderna, nuove intuizioni, edito sempre da Astrolabio.
Per quanto riguarda la presenza su web, a tutt’oggi non sono riuscita a rintracciare un sito a nome di Arroyo. La Greene invece è presentissima con Astrodienst Zurich, dove fornisce tutta una serie di utili servizi, e con il sito del Centre for Psychological Astrology da lei fondato insieme ad H. Sasportas. Il Centro ha una propria casa editrice che pubblica i seminari del corso di specializzazione in astrologia psicologica, e si può accedere al catalogo tramite il sito. L’autrice ha inoltre creato, lo scorso anno, la rivista quadrimestrale Apollon, The Journal of Psychological Astrology, al cui link si può accedere sia da Astrodienst che dal CPA.

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