Dal Dolore alla Gioia: con Ilario e Roberto Assagioli

È meglio per il cuore umano piangere e consolarsi, che cessare, non piangendo, di
essere un vero cuore umano.
S. AGOSTINO

heart

Quando arriviamo allo stadio in cui è avvenuto il perfetto accomodamento tra il finito che è in noi e l’infinito, il dolore stesso diviene un capitale prezioso; esso è la misura con cui stimiamo il vero valore della nostra gioia. Il più importante insegnamento che si può ricavare dalla vita consiste non già nel riconoscere l’esistenza del dolore in questo mondo, ma nel comprendere che dipende da noi il convertirlo in grande beneficio e in altrettanta gioia. E ciò può effettuarsi soltanto quando noi comprendiamo che l’io individuale non costituisce lo scopo supremo del nostro essere, ma che in noi v’è l’Essere Universale il quale è imperituro, non teme la morte e la sofferenza e considera il dolore soltanto come l’altro aspetto del piacere… Poiché il dolore è la vestale consacrata al sacrificio dell’immortale perfezione; quando prende il suo vero posto davanti all’altare dell’infinito, allontana il bruno velo e scopre il volto a chi la contempla come una rivelazione di gioia suprema. (TAGORE)

DAL DOLORE ALLA PACE

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Libro di Ilario Assagioli

“Il valore umano di questo volume è dato, oltre che dal contenuto, dal fatto che esso è frutto di sofferenza reale e che il primo ad aver attinto aiuto dalle sue pagine è il compilatore stesso. Suo scopo immediato è, come ho detto nella dedica, quello di aiutare ad accettare e vincere il dolore, riconoscendone la funzione purificatrice ed elevatrice. Però esso si rivolge,non meno che a chi soffre fisicamente o moralmente,ad un’altra ed ampia categoria di persone: agli insoddisfatti, a coloro che si sentono a disagio nella vita comune, piena di cose piacevoli ma vuote, e che cercano qualcosa di meno effimero e di più profondo, qualche base salda e duratura su cui fondare la propria dimora interna. Ed oggi che i disorientati e gli insoddisfatti sono più numerosi che mai, il riflettere su certe verità eterne, presentate in forma varia dai grandi spiriti di ogni tempo e nazione, può far apparire meno lontana la prima mèta di ogni realizzazione spirituale, la rivelazione del Sé interiore, del proprio Centro spirituale.Affinché ciò avvenga,bisogna che alla lettura dei precetti segua la loro attuazione; infatti, per dirla con i cinesi, “l’insegnamento che entra solo nell’orecchio è come un pasto consumato in sogno”.E i pasti sognati non sono molto nutrienti!”

di ILARIO ASSAGIOLI

Figlio del grande Roberto Assagioli ,padre della Psicosintesi
(Arcobaleno di pensieri ,con introduzioni di Roberto Assagioli)

Parte prima:LA RICERCA

DAL DOLORE ALLA MEDITAZIONE,

introduzione di Roberto Assagioli

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Si può dire che dolore e pace sono i due punti estremi della traiettoria che l’uomo percorre nel corso della sua evoluzione interna, da quando comincia ad acquistare una vera coscienza di se stesso fino a quando giunge ad unirsi in modo volenteroso con la Vita universale, ad inserirsi armonicamente nei ritmi cosmici.Durante la maggior parte del lungo pellegrinaggio sulla via evolutiva il dolore è, in qualche misura, inevitabile. Esso ha funzioni utili, anzi preziose e necessarie. Tali funzioni sono molteplici; ma ve ne sono quattro principali e particolarmente benefiche.

Nei primi stadi della evoluzione umana ,ma in qualche misura anche in quelli successivi, soltanto, o soprattutto, il dolore vale a scuotere l’uomo da un passivo adagiamento, dalle comode “routines”, dalla sua fondamentale pigrizia mentale e morale, dal suo ristretto egocentrismo. Il “buon dolore”, nelle sue numerose e svariate forme, lo induce, lo obbliga a “svegliarsi”, a suscitare le proprie energie latenti, a volere e a metter in valore i suoi “talenti”.

La seconda funzione benefica del dolore è in un certo senso inversa della prima: è quella di svincolare l’uomo da attaccamenti eccessivi a cose o persone; di affrancarlo dalla schiavitù in cui lo tengono i suoi istinti, le sue passioni, i suoi desideri; di impedirgli di commettere nuovi errori e nuove colpe. Questa è dunque una funzione purificatrice e liberatrice.

La terza funzione del dolore, collegata con la precedente, è quella di indurre l’uomo a disciplinarsi, a dominare le incomposte energie istintive, emotive, mentali che si agitano in lui; a ordinarle ed organizzarle, in modo che esse divengano costruttive e non distruttive; a trasformarle, incanalarle, utilizzarle per attività feconde, e benefiche, per fini elevati ed umanitari. Ciò richiede un’energica e assidua “azione interna”; ma i mirabili risultati che se ne ottengono compensano ampiamente della fatica. Il possesso di sé, il senso di sicurezza  e di potenza nel proprio reame interiore danno profonde e durevoli soddisfazioni. E l’ordine significa armonia e bellezza.

Infine il dolore induce, obbliga al raccoglimento, alla riflessione, alla meditazione. Esso ha il prezioso e necessario ufficio di richiamarci dalla vita volta all’esterno, dispersa e dissipata, superficiale e materialistica che troppo spesso conduciamo. Il dolore ci scuote, ci fa “rientrare in noi stessi”; arresta la nostra corsa affannosa; ci fa volgere lo sguardo al di dentro e verso l’alto. Così noi cominciamo veramente a pensare, a porre a noi stessi i grandi problemi della vita, a cercar di trovarne la giustificazione, di comprenderne il significato, di intuirne lo scopo e la mèta. Allora cominciamo a creare il silenzio in noi stessi, a “interrogare”, a pregare, a invocare. Allora comincia il colloquio,il “dialogo” interno con un Principio, una Realtà superiore, con la nostra Anima profonda, con Dio…

Riguardo al dolore occorre però fare una riserva e prevenire eventuali esagerazioni.Il riconoscimento delle preziose funzioni del dolore non deve indurci a sopravalutarlo, a farne un culto, fino a non tentar di alleviarlo o peggio ad infliggerlo agli altri (o anche a noi stessi), quando ciò non sia veramente necessario o sicuramente utile. Si può dire, un po’ paradossalmente, che il dolore ha valore se ed in quanto porta alla propria eliminazione, al proprio superamento. In altre parole il dolore non è fine a se stesso, ma un mezzo per produrre certi effetti, per insegnare certe lezioni. Quando esso ha assolto queste funzioni, possiamo e dobbiamo dirgli “grazie” e poi lasciarlo indietro risolutamente.La valutazione del dolore non deve renderci sospettosi e diffidenti della gioia.Questa ha, al pari del dolore, alte e necessarie funzioni. Anzitutto essa è “dinamogena”; il suo primo dono è quello di risvegliare ed accrescere le nostre energie, di attivare persino il ricambio organico, di elevare il nostro tono vitale; essa può considerarsi veramente come un efficace mezzo di cura. La gioia scaccia le nebbie della depressione, ci libera dalla paura e soprattutto dal malsano “impietosimento di noi stessi”. La gioia poi è“comunicativa”: si effonde, s’irradia sugli altri beneficandoli, creando fra noi e loro rapporti armonici e fecondi. Perciò la gioia, lungi dall’essere qualcosa di cui farsi scrupolo, costituisce un vero e proprio dovere verso gli altri.

ROBERTO ASSAGIOLI

assagioli

“Profeta dalla saggezza sorridente”,  fu definito in vita, ha donato al mondo la PSICOSINTESI, un insieme integrale di metodi che include tutti gli strati della vita umana, fino alla realizzazione del Sè superiore.

Roberto Assagioli, (Venezia, 27 febbraio 1888 – Capolona, 23 agosto 1974), è stato uno psichiatra e teosofo italiano, fondatore della Psicosintesi, può essere considerato una delle menti più eclettiche e libere della psicologia italiana.

Laureatosi in medicina a Firenze nel 1910 con una tesi dal titolo La psicoanalisi preparata al Burghözli di Zurigo, fu indicato da Freud a Jung come colui che avrebbe introdotto la psicoanalisi in Italia, cosa che del resto avvenne sia con la pratica clinica, sia con l’appartenenza, unico italiano, alla società Psicoanalitica Internazionale, sia per la collaborazione negli anni 1909-1910 alle riviste fondate da Freud, sia per la pubblicazione su Psiche (1912) del primo scritto di Freud, tradotto da Assagioli dopo approvazione dello stesso Freud.Già dal 1914 però si distacca dal pensiero freudiano, ritenendolo limitato e costrittivo della psiche umana e rivolge sempre maggior interesse alla costruzione di un suo orientamento teorico e pratico, autoformativo e terapeutico, definito Psicosintesi, in cui all’aspetto analitico affianca la dimensione sintetica dei processi dinamici della mente e sviluppa interessi per la dimensione spirituale, da lui definita trascendente, della mente umana.Nel 1926 pubblicò l’opuscolo Psychosynthesis. A new method of healing. Lo stesso anno fondò a Roma l’Istituto di Psicosintesi, chiuso durante il fascismo, e riaperto poi a Firenze dove tuttora ha sede e da cui si diramano i molteplici centri in Italia. (wikipedia)

L’uomo completo

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Secondo Assagioli l’individuo è una inscindibile unità di componenti biologiche, psicologiche e spirituali, capace di sviluppare un orientamento cosciente e volitivo, dopo aver conosciuto e padroneggiato il proprio mondo inconscio.[..]Il pensiero assagioliano parte quindi dalla psicoanalisi classica per muoversi nella via della psicologia umanistica (Assagioli e Maslow ebbero scambi e interessi clinici in comune) ed infine su quella transpersonale, attivando la dimensione superiore dell’inconscio. L’uomo viene visto come incompleto, teso alla propria realizzazione lungo un percorso esistenziale e spirituale che non ha sostanzialmente mai fine.(wikipedia)

Struttura della personalità

Ovoide e la Stella-il_modello_psicosintetico

Assagioli ha ideato uno schema, detto ovoide, in cui descrive la struttura della personalità umana e in cui si ritrova un’area centrale in cui hanno sede il sé personale e i contenuti di coscienza; l’area dell’inconscio che viene suddiviso in inconscio inferiore (che si identifica con quello classico), centrale e superiore (dove hanno sede gli aspetti transpersonali dell’individuo) e l’inconscio collettivo (secondo Jung). Nell’inconscio superiore ha sede il Sé superiore o transpersonale identificabile con l’essenza cosmica e di cui è riflesso il sé personale.Assagioli ha ideato uno schema, detto ovoide, in cui descrive la struttura della personalità umana e in cui si ritrova un’area centrale in cui hanno sede il sé personale e i contenuti di coscienza; l’area dell’inconscio che viene suddiviso in inconscio inferiore (che si identifica con quello classico), centrale e superiore (dove hanno sede gli aspetti transpersonali dell’individuo) e l’inconscio collettivo (secondo Jung). Nell’inconscio superiore ha sede il Sé superiore o transpersonale identificabile con l’essenza cosmica e di cui è riflesso il sé personale.

Per un maggiore approfondimento le fonti consultate sono a vostra disposizione:

DAL DOLORE ALLA PACE di ILARIO ASSAGIOLI: ISTITUTO CIMANTANI

Biografia ROBERTO ASSAGIOLI: WIKIPEDIA

LA PSICOSINTESI VITA E OPERE DI ASSAGIOLI

http://www.scienze-astratte.it/psicosintesi.html

AFFRONTARE IL DOLORE E LA SOFFERENZA

Articolo scritto da Marco Montanarihttps://astriecontrasti.com/2015/07/09/pillole-astrologiche-di-vita-nelson-mandela-sono-il-capitano-della-mia-anima/

http://www.psiconet.it/cosa-facciamo/risorse-online/articoli/157-affrontare-il-dolore-e-la-sofferenza.html

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