TAROCCHI “In principio era il caos”

Per la rubrica :GLI ARCHITETTI DELL’ANIMA“  dedicata ai TAROCCHI

piccola-architetto
Illustrazione di Marilina Ricciardi

 vi sottopongo un interessante quanto originale  articolo di

Alessandra Acciaroli

TAROCCHI

“In principio era il caos”

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I tarocchi,, sono il mezzo del quale ci possiamo servire nel nostro viaggio dell’anima alla ricerca e alla scoperta della nostra essenza e le lame che compongono un mazzo sono le stazioni, le tappe dove sostiamo durante il nostro viaggio e dalle quali scopriamo quali segreti si nascondono nel nostro inconscio.
I mazzi di tarocchi che noi possiamo trovare in circolazione hanno le più svariate raffigurazioni, tutte diverse, che spaziano dalle immagini più fantasiose o moderne o addirittura divertenti a quelle più seriose ed antiche, a volte dipinte con colori più spenti ed impreziosite con l’oro….
Non importa quale mazzo ci attrae di più,  non siamo noi a scegliere il mazzo ma è il mazzo che “chiama” noi, perchè è già dal momento della scelta che si crea quel legame, quel feeling con il proprio mazzo di carte; è quello il momento esatto in cui il mazzo entra a far parte della nostra vita, di noi stessi, quasi fosse una parte integrante del nostro corpo e della nostra anima, non più oggetto esterno ma un tutt’uno con noi.
Le raffigurazioni delle carte sono diverse perchè ogni autore riproduce la propria interpretazione  di ogni singola lama, ma, per quanto possano essere diversi tutti i mazzi, quello che li accomuna è ciò che in essi è contenuto.
Cosa sono esattamente i tarocchi e come si compone un mazzo di carte?
I veri Tarocchi sono i 22 arcani maggiori (Arcano significa segreto) che già sono un prezioso aiuto nella lettura introspettiva del consultante in quanto  in essi sono racchiuse simbologie fondamentali come i quattro elementi, i significati astrologici riconducibili sia ai segni zodiacali che alle caratteristiche planetarie, la  numerologia, l’alchimia e le 22 lettere dell’alfabeto ebraico che sono i 22 sentieri  che, con i 10 sephiroth formano l’albero della vita (e nei quali non mi addentrerò per non sforare in discorsi più lunghi e che rischiano di allontanarci dalla descrizione vera e propria delle carte)
Un mazzo intero, in  realtà, è composto sia dai 22 arcani maggiori che dai 56 arcani minori, questi ultimi suddivisi in quattro semi: coppe, denari, bastoni e spade (oppure secondo le carte francesi abbiamo cuori, quadri, fiori e picche) e, ad ognuno di questi semi corrisponde uno dei quattro elementi e di conseguenza le quattro funzioni psicologiche.
Mentre gli arcani maggiori ci conducono, appunto, alla scoperta ed all’evoluzione del Se’, gli arcani minori sono un aiuto prezioso per divinare il futuro ed i dubbi della vita quotidiana.
Chi ha il desiderio di conoscere i tarocchi comincia proprio dallo studio degli arcani maggiori poichè costituiscono le fondamenta della lettura completa ed esaustiva. Solo quando avremo compreso, assimilato e fatto nostro il significato di ogni singola lama capiremo cosa ci vogliono dire e dove vogliono condurci una volta stese una vicino all’altra. Sarà la loro combinazione, che avremo imparato a decifrare, ad aprirci le porte verso la conoscenza e la scoperta del nostro Se’ e saremo anche in grado, di conseguenza, di indirizzare la nostra vita e la nostra anima verso una nuova evoluzione.
Cominciamo allora a prendere in mano i 22 arcani maggiori e cominciamo a famigliarizzare con loro, a toccarli e sentire le vibrazioni che trasmettono e cominciamo a guardarli uno per uno.
Se noi stendiamo tutti i 22 arcani la prima cosa che ci salta all’occhio è che sono progressivamente numerati da zero a ventuno o da uno a ventuno più lo zero. Quale delle due numerazioni è corretta e perchè?
La risposta giusta è tutte e due. La numerazione differente che pone la carta numero zero, il Matto, all’inizio o alla fine del mazzo deriva semplicemente da  diverse scuole, quella inglese che lo pone all’inizio e quella francese che lo pone alla fine. Non sono le uniche due scuole di pensiero, ovviamente ma ne troviamo altre di impronta magica, vedi A. Crowly (più che di magia qui parliamo di stregoneria) oppure il filone che riconduce alla cabala.  Non è che un filone sia esatto e l’altro no, le teorie differenti sono figlie si studi, di interpretazioni e di punti di vista differenti e ognuno è libero di scegliere il filone che sente più vicino alla propria interpretazione. Se invece di mettere le 22 lame in fila le mettessimo in circolo vedremmo che non c’è un punto di partenza ed uno di arrivo tra il matto ed il bagatto.
Partendo dal presupposto  che gli arcani maggiori sono uno strumento che ci guida verso la consapevolezza e la realizzazione del Se’, immaginiamo che il nostro cammino parta proprio dallo zero, dal CAOS.
Lo zero è fine e principio, è il caos, allora perchè porre il caos alla fine di un percorso?
Se “In principio era il caos”, partiamo da esso e cerchiamo di comprendere il percorso da seguire per mettere ordine i pezzettini di noi stessi e per incontrare il nostro Se’, la perfezione, il nostro Mondo, cioè l’ultimo arcano, il numero 21.Lasciamo allora che il matto ci prenda per mano e partiamo insieme a lui iniziando questo misterioso e fantastico viaggio.

IL MATTO

fool

Io non possiedo il cervello: solo paglia.Come fai a parlare se non hai il cervello?
Non lo so, ma molta gente senza cervello ne fa tante di chiacchiere.
(cit. tratta dal film “Il Mago di Oz”)

C’era una volta la piccola Dorothy che s’incamminò lungo il sentiero dorato che l’avrebbe condotta nel regno di Oz per incontrare il mago. Poco dopo aver iniziato il suo viaggio lungo il sentiero incontra il primo dei personaggi chiave della storia, lo spaventapasseri, uno stravagante uomo imbottito di paglia e  vestito di stracci che, convinto di non avere un cervello, non esitò un momento a lasciare il suo mondo ed il palo cui era appeso per intraprendere un’avventura insieme a Dorothy pur di incontrare il mago e farsi dare il suo desiderato cervello. Dopo aver affrontato un lungo viaggio ed incontrato tanti pericoli (spesso superati proprio grazie al suo ingegno), lo spaventapasseri scopre che il cervello che tanto sognava era già suo da sempre ma aveva solo bisogno che qualcuno al di fuori di lui glie lo dicesse egli desse qualcosa di tangibile che desse sicurezza anche a lui, un semplice diploma…..”
E’ così che possiamo immaginare il matto dei tarocchi, come colui che, vestito di stracci, inizia un viaggio per trovare il suo vero Se’ e per poi scoprire che tutto ciò che cerca e di cui ha bisogno è da sempre dentro di se’.
Non è matto nel senso stretto del termine, non è colui che non ci sta con la testa ma al contrario è il fantasioso, il genio, l’imprevedibile, colui che è sempre alla ricerca di qualcosa; è l’artista, il musicista, il mistico, colui che viaggia nel vero senso della parola ma anche solo coi sogni, col pensiero, con la fantasia, sì, perché il  viaggio del matto non è detto che sia un vagabondare nel vero senso della parola, senza una meta, piuttosto un’evasione mentale. La stravaganza del matto, la sua incoerenza e la sua imprevedibilità  frutto della sua fantasia e genialità rendono il matto inaffidabile ed incostante, uno che segue il cuore e l’istinto piuttosto che la razionalità….Non è lo stupido, il subdolo ma è l’intelligente, l’illuminato ha l’intelligenza divina e secondo la numerologia, lo zero, il numero che lo contraddistingue, è il numero legato al Divino.  Deduciamo che è un illuminato anche grazie al cappello che indossa, tradizionalmente di color giallo, simbolo appunto di intelligenza, ma  il cappello simboleggia anche il cervello diviso nei due emisferi, destro e sinistro: l’emisfero destro è quello che riceve passivamente le informazioni da fuori ma non le elabora perchè l’elaborazione, la sintesi, il giudizio, il valutare sono funzioni che appartengono all’emisfero sinistro. Possono i due emisferi lavorare separatamente? No, occorre un ponte tra i due, un elemento unificatore che unisca e metta in comunicazione le due parti del cervello. Ecco che il cappello del matto viene raffigurato con tre punte come fosse un giullare e queste tre punte sono proprio l’emisfero destro, l’emisfero sinistro ed il ponte unificatore.
Se da una parte il matto ha la testa tra le nuvole, dall’altra ancora qualcosa lo lega a terra. Cosa? il bastone su cui si poggia per camminare e che tiene con l’altra mano. Questo bastone affonda nel profondo, sotto la terra, non si ferma sulla superficie (così almeno viene rappresentato da alcuni autori) ma anche nelle figure dove viene illustrato sulla superficie della terra, esso simboleggia il contatto con la madre terra e con l’energia creatrice che appartiene ad essa.
Sulla spalla porta un fagotto del quale noi non vediamo l’esatto contenuto, lui non ce lo mostra mai ma il nostro folle viaggiatore non ha bisogno di beni materiali per proseguire il suo cammino, no, a lui bastano i suoi sogni, le sue speranze o le sue illusioni, tutto racchiuso in quel suo misterioso fagotto che riempirà di esperienze acquisite nel tempo.
A fargli compagnia è un cane che se in alcune illustrazioni non si mostra aggressivo, bensì sembra essere collaborativo, sembra spingerlo verso il futuro,  in altre rappresentazioni invece si attacca con i denti ad una delle gambe, mostrando l’istinto non razionale, animalesco che si nasconde in ognuno di noi ma che può anche essere visto come un passato che ha ferito e lasciato il segno, motivo per cui il matto può essere rappresentato con la testa volta all’indietro, come per osservare il suo passato che lo ferisce e trattiene.
Il Matto è colui che ha il coraggio e l’incoscienza  di rompere gli schemi mentali, educativi e culturali che gli sono stati imposti dalla società e dal contesto familiare da cui si sgancia e, una volta rotti gli schemi può iniziare con più leggerezza il suo cammino.
Perchè se è così intelligente, se è l’illuminato divino viene chiamato Matto? Perchè da sempre colui che esce fuori dagli schemi considerati canonici e riconosciuti validi, condivisi ed approvati dalla massa, colui che non ha paura di dire apertamente la propria opinione fuori dal coro è stato additato ed etichettato come Matto. Chiunque di noi, in una società che segue la corrente, se già solo prova ed essere diverso in qualcosa, non dico che viene chiamato matto ma sicuramente non è visto di buon occhio e spesso viene deriso dal popolo. Purtroppo non è facile al giorno d’oggi (ma non lo è mai stato) essere se stessi nella propria diversità perchè in fondo tutti siamo diversi ma non tutti sappiamo (o vogliamo) riconoscere ed accettare la nostra diversità e portarla alla luce.
A chi possiamo ricondurre, in termini astrologici*, la stravaganza, la fantasia, la genialità e la creatività del matto? Al segno dei pesci ed ai pianeti che lo governano e sono domiciliati in questo segno. Come il Matto, anche nei pesci riscontriamo  proprio il distacco dalla realtà, il prendere le  distanze da ogni regola logica, il vivere nel caos della mancanza di osservazione delle regole a favore di un mondo di sogni ed illusioni. I pesci non vivono nel presente ma, come il matto che cammina verso il futuro, anche loro si proiettano in un mondo futuro, immaginario, magico, irreale e fantasioso.
Grazie al supporto di Nettuno possiamo ritrovare quelle caratteristiche artistiche e geniali e creative che abbiamo descritto come doti del matto; la fantasia creativa che, durante il viaggio, è un’arma vincente per poter superare qualunque imprevisto e ostacolo si incontri sul sentiero ma anche il non legarsi in modo esclusivo alla società: Però, come rovescio della medaglia, ritroviamo la sregolatezza, e la voglia di evasione dal quotidiano che  può sfociare, in casi estremi, in alcune dipendenze come droga e alcol e come noi abbiamo già detto, il viaggio del matto non è detto che sia fisico…
Però nei pesci non troviamo solo l’influsso di nettuno ma anche Giove, che dona caratteristiche di espansione, la fiducia in se stessi, la crescita, non solo fisica, ma spirituale ed intellettiva ed infatti il matto si incammina fiducioso nel mondo pur non avendo una meta ma sicuro in cerca della sua crescita spirituale.
Nei pesci si esalta la  Luna, Luna vista come gestazione, come voler tenere nel proprio utero la propria creatura all’infinito e nel matto, l’utero contenitore è il sacco sulle sue spalle, che noi vediamo semichiuso e da cui il matto non tira fuori il contenuto.
La luna è anche il sogno, la luna in pesci così come nel matto porta a vivere le persone in una dimensione propria, come un mondo parallelo che viaggia però secondo il proprio cuore e secondo anche il proprio umore e la luna, si sa, influenza l’umore che cambia come cambia lei stessa seguendo ciclicamente le sue fasi.
Il Matto appartiene a se stesso, libero, indipendente non si lega a nessuno ed a nessun luogo ed è esattamente come vuole essere e non come gli altri vogliono che sia, non si conforma a nessuno schema che non gli appartenga, non si identifica con nessun cliché.
L’arcano del matto è una lama dinamica, non statica; è  piena di energia, un’energia importante che ha bisogno solo di trovare la sua direzione e la sua dimensione e l’energia del matto è legata al divino, alla spiritualità superiore.
Sarebbe bello riuscire a fare come il matto, a spogliarci dai condizionamenti e percorrere il nostro cammino con la sua stessa leggerezza e anche un po’ della sua ingenuità, la stessa ingenuità e lo stesso candore che hanno i bambini. Proviamo allora a liberare il nostro matto interiore e vedere dove riesce a condurci.

astrologici*(diverse scuole riconducono al matto il pianeta urano perchè parlano di istinti primordiali, nonchè di unione tra cielo e terra. Addirittura qualcuno parla del matto/urano come una figura talmente instabile ed imprevedibile i cui atteggiamenti possono sfociare in manifestazioni aggressive. Altri invece lo riconducono allo scorpione perchè si parla del rifiuto di assumersi le proprie responsabilità. Sinceramente trovo poco attinenti questi abbinamenti perchè li vedo riduttivi e troppo circoscritti perchè un personaggio in espansione come il matto possa essere relegato e limitato a questi due diversi abbinamenti. Il matto non è aggressivo o violento ma instabile ed inaffidabile ma la sua stabilità è dovuta ai suoi cambi di umore e riconducibile, per questo, a quanto descritto sopra.)

by ALESSANDRA ACCIAROLI -tutti i diritti sono riservati

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