BISHAMON ED ARES: DUE FACCE DI MARTE

Mercurio e il Vaso di Pandora

Uno degli obiettivi di Astri e Contrasti è quello di raccogliere quanto di più interessante e significante si possa trovare fra gli operatori, studiosi, ricercatori,o semplici opinionisti..in giro per la rete.. e oltre..L’obiettivo è anche quello di dare visibilità a Menti originali e a teorie  in linea con la Serietà dell’astrologia..

Oggi  porto alla vostra attenzione un’articolo di Flavio Sabatini,in un interesante viaggio attraverso il mito giapponese.Oggi ci parla di Marte-Bishamon

BISHAMON ED ARES:

DUE FACCE DI MARTE,STESSA UNIVERSALITA

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BREVE COMPARAZIONE STORICO-ASTROLOGICA DI MARTE NEI MITI
D’OCCIDENTE ED ORIENTE

Molto si è detto su Marte da quando l’astrologia è tornata in auge e di come questa divinità, che per i nostri illustri antenati latini rappresentava il dio della guerra, avesse poca dimestichezza con particolari doti quali: diplomazia, calma, razionalità, discriminazione e pazienza. Dunque una divinità pronta all’affermazione ed all’azione fine a se stessa. Ares (Marte per i greci) ha sì come comun denominatore le stesse qualità intrinseche del Marte latino ma è molto più raffinato, quasi come a voler combinare alla pura azione un sapiente uso dell’intelletto.La Grecia, crocevia per il medio oriente, sembra voler fare daspartiacque tra paesi i quali popoli non mettono in discussione l’universalità dell’archetipo, ma bensì lo rappresentano in modo variegato facendo assumere alla bellica divinità interessanti sfumature. Quindi Marte, in special modo in Giappone come in Cina, sembra quasi acquisire particolari qualità mercuriali e veneree che, intrecciandosi sapientemente tra loro, sembrano fornire un nuovo aspetto alla divinità ivi chiamata Bishamon. In Giappone Bishamon è il dio della guerra protettore dei guerrieri e punitore dei malvagi, posto a protezione dei templi shintoisti. Proprio come il nostro Marte il cui glifo e simbolo astronomico rappresentano i principali strumenti di “lavoro” stilizzando scudo e lancia, è generalmente rappresentato in armatura anch’esso con una lancia in una mano (arma con cui le divinità giapponesi hanno creato l’arcipelago) e a differenza dello scudo, una pagoda nell’altra chiamata forziere divino, esprimente una duplice energia: la creativa, penetrante, yang, ed ovviamente affermativa – maschile (la lancia) e dall’altra la recettiva, la contenente, yin passiva – femminile (il forziere). Pertanto se nel mito occidentale viene narrato che Marte generato dalla sola Era per partenogenesi rappresenta il prototipo del “maschio” ma che di maschile ha ben poco poiché “uterino” nelle sue azioni e soprattutto reazioni, definendosi quindi misterioso ed indecifrabile, in Bishamon si incontra una divinità- archetipo già completa che coesiste perfettamente con la sua duplice natura quasi avesse già assimilato ciò che il nostro Marte latino era obbligato ad imparare e cioè a far si che quella parte emotivamente reattiva ed “uterina” fungesse da trampolino a delle iniziative che partivano dalla coscienza dell’io con azioni consapevoli abbandonando rabbiose passività tipicamente femminili. Nel mito indiano Bishamon è la diretta derivazione del dio Vaisravana che rappresenta anche la ricchezza, mezzo fondamentale per poter raggiungere la liberazione fornendo prosperità in modo da poter esser meglio concentrati sul cammino spirituale. Se paragonato al viaggio dell’eroe che il nostro sole deve farci compiere avendo come vassallo Marte, Bishamon nel mito indiano ricopre il ruolo di vassallo ma in questo caso come seguace del Buddha che sin dalla nascita del principe lo protegge ed assiste durante il suo cammino o viaggio verso l’illuminazione. “Astro(logi)nomicamente” parlando Bhishamon è anche uno dei quattro re celesti avente dimora nel quadrante nord (altezza angolare nello spazio di un corpo celeste) del monte Sumeru il sacro monte che rappresenta la cosmologia induista. Qui Bishamon, che occupa lo strato più alto o terza parte inferiore del monte (proprio come il nostro Marte è posizionato in terza posizione tra i pianeti personali) è a guardia degli Yaksha o divinità dei ladri e dei piaceri che per l’astrologia occidentale sono associati a Mercurio e a Venere. Dunque un’ universalità che si ritrova sotto molteplici aspetti che non viene espressa solo su un piano meramente astrologico ed astronomico ma che dimostra come l’immagine primitiva che l’uomo ha della sua divinità interiore sia espressa in maniera del tutto identica in ogni parte del globo. Non dobbiamo poi dimenticare anche l’aspetto elementale dell’archetipo che come sappiamo è correlato al fuoco. Se del colore rosso Marte tinge il suo stendardo lo stesso fa Bishamon con la sua armatura che come ricorda il mito, se indossata, è capace di infondere immensa energia al bisognoso che lo invoca. Inoltre per l’astrologia psicosomatica Marte rappresenta il sangue linfa vitale dell’uomo che è l’equivalente delle emozioni. Il Sistema energetico di Marte considerato attivo è con particolare enfasi ritenuto “reattivo” quando si devono sviluppare difese fisiche come lo sono gli anticorpi i quali per la medicina cinese sono associati al colore rosso quindi alla capacità del sangue di reagire nonché di apportare un nuovo flusso di energia (Chi) al corpo. Infine trattando il principale aspetto di Marte e della sua più raffinata trasposizione orientale che ritroviamo in Bishamon uno speciale occhio di riguardo va all’aspetto principale della divinità: L’arte della guerra. Come precedentemente detto la raffinatezza di Bishamon passa anche attraverso l’educazione all’arte bellica. Splendido esempio è dato dal Libro dei cinque anelli opera del famosissimo scrittore e (guarda caso) militare Miyamoto Musashi. Il testo è chiamato anche Libro dei cinque elementi e spesso viene paragonato al Libro della guerra dell’autore cinese Sun Zi. Ogni elemento o anello descritto nel libro rappresenterebbe una parte del mondo e una differente strategia militare al fine di poter trionfare sempre e comunque in ogni situazione. Dunque troviamo nella società giapponese una forte casta militare pregna però di una filosofia di vita legata ad un particolare contesto di armonia avente delle qualità artistiche ed intellettuali delle quali si serve e ne trae forza. Nel mondo occidentale invece come insegnatoci in particolar modo dai Greci, nei campi dell’ Ellade le battaglie tra le colline, le case e i campi devastati per mettere in ginocchio la città nemica segnarono una svolta fondamentale insegnando un nuovo modo di combattere che avrebbe caratterizzato la storia d’occidente legato al concetto di “Battaglia decisiva” portando ai massimi livelli la battaglia campale espressione massima del potenziale affermativo del Marte d’occidente che vede nella guerra tutta la sua massima ed unica espressione. In ogni modo l’uomo ha sempre cercato e rincorso la vita, quasi a non voler mai far smettere di bruciare il “fuoco sacro” che la anima. Le varie culture hanno trovato nel tempo modi e maniere di esprimere questa energia e di raggiungerla, forse dominarla… a tal proposito in un modo squisitamente geniale come lui era, Einstein con una celebre frase sembra riassumere il messaggio che questa tesi ha cercato di dare riguardo l’universalità di questo archetipo che dall’uomo è stato nei secoli “personalizzato” mantenendo però intatta la sua principale essenza, dicendo: “Probabilmente è una perdita per molta gente, poichè la guerra è lo svago preferito della nostra razza, che dà scopo e colore alle vite opache e stupide. Ma è una grande fortuna per l’uomo intelligente che si batte solo quando deve…mai per sport”.

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