Archetipo Astrologia e Nuovo Senso Psicologico di Irene Zanier

unnamed(articolo apparso sulla rivista di Psicologia del Profondo “Il Minotauro”, dicembre 2011. Sito: http://www.rivistailminotauro.it/ )

“Solo attraverso il simbolo è possibile raggiungere ed esprimere l’inconscio. Per questo anche il processo di individuazione non può fare a meno del simbolo, in quanto il simbolo è da un lato l’espressione primitiva dell’inconscio, ma dall’altro è un’idea che corrisponde all’intuizione più profonda della coscienza.”(C.G. Jung)

Quando si parla o si scrive di astrologia al giorno d’oggi si corre sempre il rischio di venir emarginati o zittiti a priori, senza che venga data la possibilità di spiegarsi o di spiegare come questo strumento antico possa essere un mezzo ricchissimo di simboli codificati da millenni per l’esplorazione di sé. Per correttezza va chiarito che questa diffidenza è giustificata dal fatto che nella maggior parte dei casi, purtroppo, questa disciplina è stata usata e viene tuttora usata per scopi manipolatori e delle volte praticata da persone di scarsa o nessuna cultura che, sentenziando quasi sempre per proiezione, influiscono per suggestione sulle vite di chi le consulta. E’ doveroso quindi operare anche una distinzione, già messa in luce da Pico della Mirandola, tra astromanzia e astrologia. Spinti da questa naturale diffidenza si commette però, purtroppo, l’errore di fare di tutta l’erba un fascio e, bollando il tutto come “mera superstizione” o mantica, di rimuovere senza esplorare e conoscere. Esplorazione e conoscenza che non danno, comunque, alcuna certezza o verità assoluta su quello che dovrebbe essere il senso della vita, ma che permettono, forse, un approccio più sacrale ad essa.
Non è quindi un’eliminazione della sofferenza umana o un autoinganno ben intessuto, ma semmai è un arricchimento del vocabolario interiore al fine di descrivere esperienze comuni. Un modo per delimitare il cosmos che si dispiega attorno ad un nuovo centro (o axis mundi) separandolo e contrapponendolo al caos . Mi auguro di riuscire a trasmettere proprio questo nel prosieguo di questo articolo e di fornire un’altra chiave di lettura del fenomeno astrologico, che ha molto da spartire con la sorella Psicologia del Profondo (1) .
IRENE“E’ come se stessimo fra due universi infinitamente vasti: il cosmo del mondo esterno ancora parsimonioso nel rivelare i suoi molti segreti, e il microcosmo del mondo interiore della psiche, ugualmente possessivo nei confronti dei suoi misteri.”(T. Moore)

Il trattamento che è stato riservato all’Astrologia da parte della comunità scientifica è alla fine lo stesso trattamento che viene riservato ad ogni approccio non convenzionale, olistico se vogliamo, Psicoanalisi e Psicologia del Profondo incluse. L’ Astrologia, non rispettando la logica falsificazionista popperiana, non solo non ha nel paradigma scientifico vigente diritto di esistere, ma deve anche essere contrastata con veemenza.
Parlando di Uomo, di Segni e di Simboli, l’Astrologia non è quantificabile ed “oggettivizzabile” e quindi non si presta a nessuna misurazione (nonostante i tentativi ci siano stati e continuino ad esserci: degni di nota sia il tentativo di Carl Gustav Jung sia quello di Michel Gauquelin). 
Non è mia intenzione riportare in questo luogo una sterile diatriba che va avanti, per flussi e riflussi, da troppo tempo; mi preme però fare un cenno, appunto come testimonianza, all’emblematica reazione scomposta degli scientisti contro la materia astrologica, ovverosia al documento firmato nel 1975 da 186 “eminenti scienziati” (dei quali 18 premi Nobel, come hanno tenuto particolarmente a mettere in evidenza) reclutati per garantire l’infondatezza scientifica dell’Astrologia. Tentativo per altro assolutamente non originale, ricalcando alla fine le stesse argomentazioni già trattate da Sesto Empirico nel Quinto libro del “Contro i Matematici”. Già altri hanno replicato in maniera esaustiva in altre sedi (si veda ad esempio il capitolo a tal proposito di Paul K. Feyerabend nel suo “La scienza in una società libera”).
Quello che vorrei mettere in luce è che, a mio parere, il voler ricondurre tutto alla scienza come “banco di prova” è semplicemente un problema mal posto che, di conseguenza, non può dare origine ad alcuna risposta sensata: nessun astrologo onesto, che non stia in realtà cercando la benedizione dell’autorità o una giustificazione, sarebbe pronto a giurare che la materia astrologica sia Scienza o persegua gli scopi della scienza positivista, proprio perché le qualità che vengono “descritte” (e quindi non “misurate” e men che meno “riproducibili”) appartengono ad un altro piano di conoscenza (Piano di coscienza inteso in questa sede in senso epistemologico e non di “stato”).
Scrive a riguardo Patrice Guinard che “il processo astrologico non cerca (…) di spiegare un fenomeno, né di interpretare dati, ma di comprendere una realtà sottostante, nella misura in cui fenomeni e dati culturali trovano la loro origine nella psiche”. E aggiunge Roberto Sicuteri che “la lettura del grafico oroscopico (…) agisce in profondità soltanto attraverso il tempo e soltanto dopo ripetute interpretazioni ed elaborazioni dei simboli, in modo da suscitare le più profonde emozioni inconsce ed agganciare le formazioni archetipiche”.
E’ comprensibile, quindi, a questo punto il tentativo di tracciare un parallelo tra ciò che emerge da questa visione e il concetto di una sottostante struttura comune nella psiche e il concetto di Archetipo. Ed è appunto in quest’ottica che la questione astrologica andrebbe affrontata ed esplorata, al fine di rintracciare i punti di forza di questo antico tentativo umano di spiegare quello che accade alla nostra interiorità.

ier
Dane Rudhyar si riferisce al tema natale, ovvero dell’istantanea planetaria al momento della nascita, come ad un mandala o yantra personale su cui l’individuo può concentrarsi per ragionare per Simboli. E’ chiaro che una meditazione di questo tipo non si esaurirà in una veloce consultazione da qualche esperto (anche se ciò può rappresentare un inizio) visto il valore polisenso del simbolo, e nemmeno nella ricerca delle cause della sofferenza esistenziale (fungendo quindi da mera rassicurazione) data la non linearità e causazione diretta, ma sarà piuttosto una meditazione a cui si ritornerà spesso approfondendo sempre di più le proprie riflessioni.
Una sorta di disciplina alla focalizzazione, una gestazione dei simboli personali che porteranno all’emersione, se il lavoro è ben svolto, di un senso nuovo.

di Irene Zanier – tutti i diritti sono riservati

Potete trovare Irene direttamente sulla sua pagina di facebook

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La Luna: mito e astrologia – di Irene Zanier 

Riferimenti bibliografici
* L. Aurigemma: “Il risveglio della coscienza”, Bollati Boringhieri editore, Torino 2008
* T. Moore: “Pianeti interiori – L’astrologia psicologica di Marsilio Ficino”, Moretti&Vitali Editori 2008
* F. Boll – C. Bezold – W. Gundel: “Storia dell’astrologia”, Universale Laterza, Bari 1979
* D. Rudhyar: “L’astrologia e la psiche moderna”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1992
* D. Rudhyar :“L’astrologia della personalità”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1986
* R. Sicuteri: “Astrologia e Mito”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 1978
* S. Andreani : “Alchimia: per una semiologia del Sacro”, ERI, Torino 1976
* F. Capra :“Il punto di svolta”, Feltrinelli, Milano 1984
* H. Sasportas :“Gli dei del cambiamento”, Astrolabio-Ubaldini editore, Roma 2000 
* P. Guinard :“Astrologia: il manifesto”, C.U.R.A. (Centre Universitaire de Recherche en Astrologie), 1993 
* Paul K. Feyerabend: “La scienza in una società libera”, Feltrinelli, Milano 1981
(1) La tentazione iniziale di riferirmi solo alla Psicologia senza alcuna specifica è stata superata nel momento in cui mi sono trovata a pensare che questo termine è diventato troppo generico e quindi referente di niente in particolare, includendo appunto al suo interno anche branche molto distanti tra loro (come la Psicofisica, la neuropsicologia e tutte le discipline che si riferiscono alla psiche, ma di fatto eludendo il problema dell’Inconscio). Come scrive a ragione Dane Rudhyar, astrologo e compositore francese, “Non è possibile misurare quantitativamente l’amore, la risposta alla bellezza, il carattere di una persona, non senza rendere la persona simile ad un computer; e questo è quello che l’attuale scienza sta tentando di fare dell’individuo”.

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